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Alessandro Giannì. Psychomachia

Alessandro Giannì. Psychomachia

Museo Archeologico Nazionale di Palestrina

Testo critico di Edoardo De Cobelli. Un progetto di Contemporary Cluster, in collaborazione con la Direzione regionale Musei Lazio – Museo Archeologico Nazionale Prenestino, diretto da Daniela De Angelis

Il Direttore della Direzione Regionale Musei Lazio Stefano Petrocchi in collaborazione con la galleria d’arte Contemporary Cluster, presenta domenica 24 marzo alle ore 11.30 presso il Museo Archeologico Nazionale Prenestino la mostra personale di Alessandro Giannì, Psychomachia, una collezione di ceramiche di grandi dimensioni prodotte in Umbria in collaborazione con Ceramiche Rometti. La mostra è accompagnata dal testo critico di Edoardo De Cobelli. La mostra sarà visitabile fino a domenica 12 maggio, negli orari di apertura del museo.

Per la mostra personale di Alessandro Giannì, il Museo Archeologico si apre per la prima volta al dialogo con il contemporaneo. In questa occasione l’artista, già vicino all’iconografia di ispirazione classica, ma di matrice rinascimentale, si è immerso nella storia romana e nel contesto archeologico che lo circonda. Secondo la distinzione che ne fa l’antropologo Marc Augé, nata proprio durante un viaggio in Italia, ciò che rimane del passato si può considerare maceria oppure rovina. Sta all’arte, suggerisce l’antropologo, ritrovare il tempo delle macerie (ormai incapaci di parlarci di un tempo perduto) trasformandole in rovine, capaci invece di trasmettere la memoria storica delle immagini, risvegliando, nel guardarle, “una coscienza della mancanza”.

Si presentano come grandiose rovine le sculture presenti nella Sala della Tholos, un grande spazio al secondo piano del museo che ospita i grandiosi mosaici ritrovati nell’area prenestina. Da qui traggono ispirazione le opere di Alessandro Giannì: sette sculture in ceramica in cui si osserva lo svolgersi di una battaglia tra forze antagoniste, come ci ricorda il titolo della mostra “Psychomachia”, che letteralmente significa battaglia della mente. Le immagini emergono da un subconscio onirico: un’aquila, che un becco acuminato rende riconoscibile, si fonde in una torre in fiamme; un serpente penetra un vaso, forse rompendolo, nel collasso del disfacimento. La ceramica, materia primordiale di creazione, che nasce dall’argilla, erutta in sconvolgimenti teutonici che ricordano l’informale di alcune opere di Leoncillo, o la spontaneità del gesto di Lucio Fontana.

Tra l’ordine e il caos, la rappresentazione e la pura materia, la ceramica smaltata fotografa questo istante, paralizzando lo scontro costante che avviene nella creazione artistica in un momento specifico, carico di potenza e significato. Giannì non parte da un’immagine, non ha un’idea prima. La forma viene fuori lavorando, tanto che l’artista continua a decifrarle una volta compiute e fatica a comprendere appieno la forma che vi emerge. Comprendiamo dunque meglio che la capacità dell’artista, dello scultore in questo caso è anche, tornando alla distinzione di Augé, quella di trasformare la maceria in materia, nel segno di una nuova visione sul passato. Giannì si lascia infatti agire dalla materia fin nel dialogo con l’inconscio, che può avvenire solo attraverso il movimento delle mani e del fare; movimenti che, nel caso specifico, sono stati guidati nel percorso di creazione delle sculture dalla direzione artistica della ceramicheria Rometti, nella figura di Jean-Christophe Clair, e dai suoi artigiani.

Il titolo, Psychomachia, è infine una parola dal sapore esoterico, che ricorda Jodorowsky, forme di preveggenza, il caso, forse, i tarocchi. Il termine deriva tuttavia da un poema d’epoca romana, scritto intorno al V secolo dal politico e poeta Aurelio Prudenzio Clemente, animato da una fede sincera e profonda. Questo testo è stata la prima e probabilmente più influente allegoria medievale. I suoi versi, che descrivono scontri incredibilmente cruenti e immagini sanguinose, sono l’espressione della lotta tra il bene e il male, i vizi e le virtù cardinali. La Psychomachia è però, estendendo l’analogia all’ambito dell’opera d’arte, anche la lotta dell’artista con la materia della sua creazione: del conscio contro l’inconscio, della forma verso l’informe[1], della rappresentazione contro la non rappresentazione.
Edoardo De Cobelli

[1] L’informe. Istruzioni per l’uso, di Rosalind Krauss,  Yve-Alain Bois. Mondadori Bruno, Milano, 2008

Alessandro Giannì, artista romano classe 1989, si presente alla sua prima mostra personale in un museo archeologico con una produzione di ceramiche di grande formato che nell’insieme sono una chiara espressione della sua pratica artistica: la fusione tra elementi e simbologie antiche con frammenti estetici dal web che unisce assieme per dare loro una nuova esistenza, una nuova forma. L’utilizzo dei nuovi media, di Internet e della cultura digitale spronano l’artista ad indagare le connessioni tra l’universo digitale, gli universi paralleli e il mondo onirico e introspettivo degli esseri umani. Nella sua ricerca ci sono diversi tipi di opere, sia di natura tradizionale (pittura, disegno e scultura), sia di natura tecnologica (intelligenza artificiale, VR, video, animazione, stampa 3D). Nel 2019 ha creato un’intelligenza artificiale chiamata “VASARI”, in grado di emulare il suo processo creativo e concettuale e di aiutarlo a comporre schizzi.

The Director of Direzione Regionale Musei Lazio Stefano Petrocchi in collaboration with the art gallery Contemporary Cluster, presents Sunday, March 24 at 11:30 am at the National Archaeological Museum Prenestino the solo show of Alessandro Giannì, Psychomachia, a collection of big ceramics produced in Umbria in collaboration with Ceramiche Rometti. The exhibition is accompanied by a critical text by Edoardo De Cobelli.

For Alessandro Giannì’s solo exhibition, the Archaeological Museum opens for the first time to dialogue with contemporary art. On this occasion, the artist, already close to the iconography of classical inspiration but with a Renaissance matrix, immersed himself in Roman history and the surrounding context, a context not of rubble but of ruins, according to the distinction made by Marc Augé. As the anthropologist states, it is up to art to rediscover the time of rubble, transforming them into ruins capable of transmitting the historical memory of images, awakening, in observing them, “a consciousness of absence.” All the sculptures in the Sala della Tholos present themselves as ruins, a large space on the second floor of the museum that hosts wonderful mosaics. Alessandro Giannì’s works draw inspiration from here: seven ceramic sculptures depicting a battle between antagonistic forces, as reminded by the title of the exhibition “Psychomachia,” which literally means battle of the mind. The images emerge from a dreamlike subconscious: an eagle, recognizable by its sharp beak, tries to escape from a burning tower; a snake makes its way through the folds of a decaying vase. The ceramic, a primordial material of creation, born from clay, erupts in Teutonic upheavals reminiscent of the informal style of some works by Leoncillo, or the spontaneity of Lucio Fontana’s gesture.

Between order and chaos, representation and pure matter, glazed ceramic photographs this moment, freezing the constant struggle that takes place in artistic creation at a specific moment, full of power and meaning. Giannì does not start from an image, he does not have an idea beforehand. The form emerges through work, so much so that the artist continues to decipher them once completed. The artist allows himself to be acted upon by the material even in dialogue with the unconscious, which can only occur through the movement of hands and actions. The sculptures were made under the supervision of the artistic director of the Rometti pottery, Jean-Christophe Clair, and with the technical support of his craftsmens.

The title, “Psychomachia,” has an esoteric flavor to it, reminiscent of Jodorowsky, forms of divination, perhaps even tarot. “Psychomachia” derives from a poem from the Roman era. Around the 5th century, the politician and poet Aurelius Prudentius Clemens, driven by sincere and profound faith, wrote a poem with Christian vocation, albeit inspired by pagan tradition. This text was the first and most influential medieval allegory. Its verses, describing incredibly bloody clashes and gruesome images, express the struggle between good and evil, the vices and the cardinal virtues. Psychomachia is also the artist’s struggle with the material of his creation.

The exhibition will be open until Sunday, May 12, during the opening hours of the museum.

Alessandro Giannì, a roman artist born in 1989, presents his first solo show in an archaeological museum with a production of large-format ceramics that together are a clear expression of his artistic practice: the fusion between elements and ancient symbologies with aesthetic fragments from the web that unites together to give them a new existence, a new form. The use of new media, the Internet and digital culture spur the artist to investigate the connections between the digital universe, parallel universes and the dreamlike and introspective world of human beings. In his research there are different types of works, both of a traditional nature (painting, drawing and sculpture), and of a technological nature (artificial intelligence, VR, video, animation, 3D printing). In 2019 he created an artificial intelligence called “VASARI”, able to emulate his creative and conceptual process and help him compose sketches.

Museo Archeologico Nazionale di Palestrina
Piazza della Cortina 1, Palestrina
+39 06 9538100, drm-laz@beniculturali.it
Orari: lunedì-domenica 9.00-20.00
Ingresso: 5,00 €; riduzione 2,00 €