IL MIO MANICHINO SARÀ A CASA QUANDO RITORNO
Nel ricordo affettuoso della notte che era In attesa del buio che attende
Dopo le fatiche del giorno, la notte è il momento in cui la vita trova la sua espressione più profonda, più vera e più intensa. Coprendo un arco di quattro anni, MANNEQUIN presenta un ritratto della notte indiana ed è il primo capitolo di una trilogia esistenziale sulla notte, la vita notturna e lo spazio notturno: tre elementi essenziali che esistono sia in un’armonia riluttante che in un confronto brutale.
MANNEQUIN è nato nei primi giorni del 2014, appena pochi mesi prima che gli estremisti indù prendessero il controllo del Paese. Guardando indietro a quest’opera oggi, trovo segni premonitori delle cose a venire, la scrittura distesa attraverso i paesaggi irti della notte: camion rotti, case in fiamme, bambini avvolti nel velo, nascite violente, mucche morte, uomini mascherati, pazzi, uomini senza armi, intimità furtive, manichini fatiscenti di dèi di un tempo: scorci sui simboli che sarebbero presto diventati emblematici dell’India di oggi.
Un’India in cui i sentimenti indù di destra vengono confusi con il nazionalismo, dove i vigilantes delle mucche linciano musulmani e Dalit sospettati di mangiare carne bovina o di contrabbandare mucche, dove squadre anti-Romeo assaltano coppie interreligiose e intercasta, dove le madri pregano i figli di lasciare i loro taqiyah a casa e dove Facebook e Whatsapp sono usati per diffondere odio, isteria e paranoia. L’India oggi è in guerra con se stessa, un paese determinato a sterminare le sue minoranze, i suoi vulnerabili e senza diritti.
L’intolleranza, il terrore e lo scontro di civiltà risuonano universalmente attraverso culture e continenti come le forze che stanno plasmando il mondo di oggi. La promessa della tecnologia di un mondo unito di comprensione e interconnessione va in pezzi mentre non riusciamo a sentire le reciproche suppliche nel vortice sempre più ampio.
Il sole tramontò prima che ce ne rendessimo conto. Il fascismo non è vicino. È adesso. E la notte è lunga.
Arko Datto è un artista, educatore e curatore di Calcutta, in India. Incorporando fotografia, video e installazioni artistiche nella sua pratica, esplora le questioni che circondano l’immagine nell’era digitale, svolgendo contemporaneamente il ruolo di osservatore e commentatore di questioni critiche contemporanee. I suoi progetti personali a lungo termine, saggi visivi e commissioni sono stati pubblicati su TIME, National Geographic, NEWSWEEK, The New Yorker, The Atlantic, Washington Post, Internazionale, D La Repubblica, tra gli altri. Ha ricevuto sovvenzioni da Prince Claus Fund, The National Geographic Society, IDFA Bertha Fund, Pulitzer Center for Crisis Reporting per i suoi progetti. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo in sedi tra cui l’OFS Museum, Hamburger Bahnhof, Museum für Angewandte Kunst, Galleri Image, Unseen Amsterdam, Photo London, tra gli altri. Ha pubblicato 3 libri fotografici: PIK-NIK (Edizioni Le bec en l’air, 2018), MANNEQUIN (Edizioni L’artiere, 2018), SNAKEFIRE (Edizioni L’artiere, 2021). Datto è stato un artista residente in programmi tra cui Light Work, Camargo Foundation, Docking Station e Rimbun Dahan. Ha co-curato la Chennai Photo Biennale 2021 ed è rappresentato dalla East Wing Gallery, Doha.
FSM Gallery
Via S. Zanobi 19r, Firenze
+39 055 481106, +39 055 280368, www.studiomarangoni.it
Orari: lun – ven 10.00 — 15.00
Ingresso gratuito
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
Puoi revocare il tuo consenso in qualsiasi momento utilizzando il pulsante Revoca il consenso.
Arko Datto. Mannequin
IL MIO MANICHINO SARÀ A CASA QUANDO RITORNO
Nel ricordo affettuoso della notte che era In attesa del buio che attende
Dopo le fatiche del giorno, la notte è il momento in cui la vita trova la sua espressione più profonda, più vera e più intensa. Coprendo un arco di quattro anni, MANNEQUIN presenta un ritratto della notte indiana ed è il primo capitolo di una trilogia esistenziale sulla notte, la vita notturna e lo spazio notturno: tre elementi essenziali che esistono sia in un’armonia riluttante che in un confronto brutale.
MANNEQUIN è nato nei primi giorni del 2014, appena pochi mesi prima che gli estremisti indù prendessero il controllo del Paese. Guardando indietro a quest’opera oggi, trovo segni premonitori delle cose a venire, la scrittura distesa attraverso i paesaggi irti della notte: camion rotti, case in fiamme, bambini avvolti nel velo, nascite violente, mucche morte, uomini mascherati, pazzi, uomini senza armi, intimità furtive, manichini fatiscenti di dèi di un tempo: scorci sui simboli che sarebbero presto diventati emblematici dell’India di oggi.
Un’India in cui i sentimenti indù di destra vengono confusi con il nazionalismo, dove i vigilantes delle mucche linciano musulmani e Dalit sospettati di mangiare carne bovina o di contrabbandare mucche, dove squadre anti-Romeo assaltano coppie interreligiose e intercasta, dove le madri pregano i figli di lasciare i loro taqiyah a casa e dove Facebook e Whatsapp sono usati per diffondere odio, isteria e paranoia. L’India oggi è in guerra con se stessa, un paese determinato a sterminare le sue minoranze, i suoi vulnerabili e senza diritti.
L’intolleranza, il terrore e lo scontro di civiltà risuonano universalmente attraverso culture e continenti come le forze che stanno plasmando il mondo di oggi. La promessa della tecnologia di un mondo unito di comprensione e interconnessione va in pezzi mentre non riusciamo a sentire le reciproche suppliche nel vortice sempre più ampio.
Il sole tramontò prima che ce ne rendessimo conto. Il fascismo non è vicino. È adesso. E la notte è lunga.
Arko Datto è un artista, educatore e curatore di Calcutta, in India. Incorporando fotografia, video e installazioni artistiche nella sua pratica, esplora le questioni che circondano l’immagine nell’era digitale, svolgendo contemporaneamente il ruolo di osservatore e commentatore di questioni critiche contemporanee. I suoi progetti personali a lungo termine, saggi visivi e commissioni sono stati pubblicati su TIME, National Geographic, NEWSWEEK, The New Yorker, The Atlantic, Washington Post, Internazionale, D La Repubblica, tra gli altri. Ha ricevuto sovvenzioni da Prince Claus Fund, The National Geographic Society, IDFA Bertha Fund, Pulitzer Center for Crisis Reporting per i suoi progetti. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo in sedi tra cui l’OFS Museum, Hamburger Bahnhof, Museum für Angewandte Kunst, Galleri Image, Unseen Amsterdam, Photo London, tra gli altri. Ha pubblicato 3 libri fotografici: PIK-NIK (Edizioni Le bec en l’air, 2018), MANNEQUIN (Edizioni L’artiere, 2018), SNAKEFIRE (Edizioni L’artiere, 2021). Datto è stato un artista residente in programmi tra cui Light Work, Camargo Foundation, Docking Station e Rimbun Dahan. Ha co-curato la Chennai Photo Biennale 2021 ed è rappresentato dalla East Wing Gallery, Doha.
FSM Gallery
Via S. Zanobi 19r, Firenze
+39 055 481106, +39 055 280368, www.studiomarangoni.it
Orari: lun – ven 10.00 — 15.00
Ingresso gratuito
Mostre a Firenze
Grotteschi e arabeschi in nero
Omar Galliani. Un’Opera per Zeffirelli
The Tilt of Time
Giovanni Ozzola. Senza te, senza nord, senza titolo
Christiane Löhr. Raum sein
Helene Appel / Eva Marisaldi. Andature III