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Barbara De Ponti, Clay Time Code. Globorotalia Puncticulata S4, 2016

Barbara De Ponti

BUILDINGBOX, Milano
Equorea (di mari, ghiacci, nuvole e altre acque ancora)

A cura di Giulia Bortoluzzi
7 gennaio 2023 – 9 gennaio 2024

BUILDINGBOX presenta Equorea (di mari, ghiacci, nuvole e altre acque ancora), un progetto espositivo a cura di Giulia Bortoluzzi, che coinvolge dodici artisti contemporanei italiani invitati a riflettere sul tema dell’acqua in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, che si alterneranno nel corso dell’anno 2023, scanditi dal calendario lunare.

Il titolo rimanda alla poesia Falsetto (1923) di Eugenio Montale, raccolta in Ossi di Seppia (1925), dove l’autore, presentando il personaggio di Esterina come una “equorea creatura”, parla del mare come della vita e della meraviglia di vivere senza preoccupazioni per il futuro: “L’acqua è la forza che ti tempra, nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi”. L’immagine di Montale è rappresentativa della consuetudine umana di associare l’acqua all’esistenza. Mircea Eliade nel suo Trattato di Storia delle Religioni (1949) la descrive come la totalità delle “virtualità”, la matrice di tutte le possibilità di vita, fondamento del mondo intero. L’acqua è all’origine di ogni manifestazione cosmica, simboleggia la sostanza primordiale dalla quale nascono tutte le forme, e alla quale tornano, per regressione o cataclisma. L’acqua fu al principio e torna alla fine di ogni ciclo storico o cosmico. Esisterà sempre, mai sola perché germinativa, racchiudendo nella propria unità indivisa le virtualità di tutte le forme. Nella cosmogonia, nel mito, nel rituale, nell’iconografia, l’acqua svolge la stessa funzione: precede ogni forma e sostiene ogni creazione. Simbolo di vita, dà al divenire universale una struttura ciclica.

Seguendo idealmente l’andamento ciclico delle maree vive (che si verificano mensilmente quando Luna, Terra e Sole sono astronomicamente allineati fra loro), ad ogni luna piena dell’anno 2023, BUILDINGBOX accoglie i progetti di dodici artisti contemporanei italiani chiamati a dialogare sul tema dell’acqua: Ludovico Bomben (Pordenone, 1982), Jaya Cozzani (Mumbai/Kanchipuram, 1982),  Barbara De Ponti (Milano, 1975), Gaspare (Terlizzi, 1983), Michele Guido (Aradeo, 1976), Silvia Mariotti (Fano, 1980), Fabio Marullo (Catania, 1973), Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984), Ignazio Mortellaro (Palermo, 1978), Fabio Roncato (Rimini, 1982), Michele Spanghero (Gorizia, 1979), Virginia Zanetti (Fiesole, 1981).

Gli interventi presentati in Equorea (di mari, ghiacci, nuvole e altre acque ancora) sono concepiti come site-specific (in alcuni casi inediti e in altri rielaborazioni di ricerche formalizzate in precedenza) e assumono l’acqua a emblema di ogni elemento naturale e più in generale come forma di vita e di possibilità di creazione. Tematica che non è solo fonte di fascinazione e ispirazione, ma che genera anche una particolare riflessione verso scenari futuri. La vita di tutti gli organismi sulla Terra dipende, infatti, dalla presenza di acqua e si trasforma secondo le sue mutazioni esaurendosi al suo deperimento.

L’origine dell’acqua sul nostro pianeta non ha ancora trovato una spiegazione scientifica certa; generata dalla frantumazione di comete o meteoriti precipitate dallo spazio o da esplosioni vulcaniche in tempi antichissimi, la sua presenza risale nell’immaginario collettivo al momento mitologico della creazione che racchiude idealmente l’esistenza possibile di ogni cosa. Il suo è un tempo lunghissimo, la cui comprensione ci sfugge e che possiamo solo provare a immaginare, ad esempio osservando le immagini che la natura ha conservato attraverso milioni di anni, come nel caso dei fossili all’interno delle Argille azzurre, oggetto d’indagine nell’intervento di Barbara De Ponti (Milano, 1975) che apre il ciclo espositivo nel mese di gennaio 2023. Per aiutarci a immaginare questo tempo antico della Terra e l’origine dei composti nei loro processi di formazione e mutamento, possiamo scavare nei luoghi della biologia, della micologia e dell’entomologia osservando i fenomeni della vita che governano gli esseri viventi. Lo studio degli organismi e il tentativo di coglierne le forme nei processi di trasformazione è al centro della pratica di Fabio Marullo (Catania, 1973) che presenta il proprio intervento nel mese di febbraio 2023. La natura delle specie sulla Terra non è però da darsi per scontata, come nel caso di piccoli animali a forma di sacca che vivono in colonie molto grandi e che, fissando il calcare dell’acqua, costruiscono uno scheletro minerale collettivo che si ramifica: i coralli, rosso vivo. Michele Guido (Lecce, 1976), nel mese di marzo 2023, si concentra sul fenomeno di sbiancamento globale di questi organismi che rischiano di scomparire a causa delle emissioni di CO2 che dall’aria si riversano negli oceani alterandone il ph.

Queste sono le prime tre partecipazioni che inaugurano il percorso di Equorea (di mari, ghiacci, nuvole e altre acque ancora), che proseguirà per tutto il corso del 2023. Il programma dettagliato sarà comunicato di trimestre in trimestre e includerà anche approfondimenti tematici tra gli artisti partecipanti ed esperti invitati a dialogare su alcune sfaccettature di questo grande e inesauribile tema che è l’acqua.

Barbara De Ponti
Clay Time Code. Globorotalia Puncticulata S4, 2016, argille azzurre, ø 40 cm
Clay Time Code. Gephyrocapsa Oceanica S1, 2016, argille azzurre, ø 40 cm
Clay Time Code. Pleistocene Plankton, 2022, polvere di argille azzurre su carta, 104 x 75 cm; 75 x 52 cm

Il tempo dell’acqua è un tempo lunghissimo, la cui comprensione ci sfugge. Possiamo solo provare a immaginarlo, ad esempio attraverso le immagini che la natura ha conservato attraverso milioni di anni. La geologia ci permette di allargare la nostra scala temporale di riferimento slegandola dal rapporto con il tempo della vita umana, considerando ad esempio i circa 4.500 milioni di anni con cui si stima l’età della Terra. Il progetto di Barbara De Ponti Clay Time Code (2016- ad oggi), dedicato allo studio dell’archivio geologico, nasce per stimolare una riflessione su quello che possiamo dire sul tempo e su quanto microscopici organismi antichissimi ed estinti possano dire su di noi.

Le Argille Azzurre, identificate e denominate già da Leonardo da Vinci lungo i calanchi faentini, sono presenti oggi come il risultato complesso dell’interazione tra tempo e ambiente. Databili all’inizio del Pliocene Inferiore, queste rocce argillose segnano il ripristino del collegamento tra Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo quando l’estesa depressione padana rioccupata dal mare si trasformò in un ampio golfo dai fondali prevalentemente fangosi che per quasi 4 milioni di anni ricoprì gran parte del bacino padano. Con questo stesso materiale, De Ponti ha realizzato in scala macroscopica i nanofossili che le costituiscono, usando le immagini da microscopio a scansione fornite dal paleontologo Luca Santucci: un’alga, la Gephyrocapsa Oceanica, e un foraminifero, la Globorotalia Puncticulata, sono così caratteristici del luogo di formazione geologica da divenire codici di riferimento temporale, anche iconograficamente.

Per il progetto Equorea (di mari, ghiacci, nuvole e altre acque ancora) presentato all’interno di BUILDINGBOX, De Ponti espone una serie di opere rappresentanti la Gephyrocapsa Oceanica e la Globorotalia Puncticulata: due sculture del 2016 e alcune carte (esemplari unici) realizzate nel 2022 con polvere di Argille Azzurre e prodotte in collaborazione con l’Atelier A14.

BUILDING
Via Monte di Pietà 23, Milano
+39 02 890 94995, info@building-gallery.com, www.building-gallery.com
Visibile 24/7

Copertina: Barbara De Ponti, Clay Time Code. Globorotalia Puncticulata S4, 2016, argille azzurre, Ø 40 cm. Ph. Giulio Boem
Ufficio stampa: ddlArts