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Istituto di Alta Cultura Orestiadi

Costas Varotsos e Gianfranco Anastasio

Fondazione Orestiadi, Gibellina

Nel giorno della ricorrenza del terremoto del Belìce del 1968, la Fondazione Orestiadi presenta le opere di Costas Varotsos e Gianfranco Anastasio.

Costas Varotsos, artista e intellettuale greco di fama internazionale che proprio a Gibellina realizzò il suo primo lavoro di arte pubblica nel 1992, presenterà “Spirale”, la celebre grande opera in ferro e vetro (1000 x 180 cm) che arriva al Baglio Di Stefano grazie alla collaborazione con la Fondazione Merz, e resterà esposta fino al 30 settembre 2023.  Negli spazi del Museo delle Trame Mediterranee, troverà dimora invece l’installazione dell’artista Gianfranco Anastasio dal titolo “Il Doppio e il Rovescio” opera site specific che allude alla fragilità e all’instabilità del territorio del Belìce, realizzata nell’ambito del programma di residenze d’artista della Fondazione Orestiadi.

La “Spirale” di Costas Varotsos
La spirale è un elemento che intreccia energia e natura, forma ripetuta e potenziata dal vetro che riflette e rifrange la luce. L’opera di Varotsos nella purezza dei materiali e nella loro potenza, nell’articolazione di cerchi, cicli vitali che si susseguono, è sintesi di una riflessione sulla condizione umana e del suo rapporto ancestrale con l’Universo.
La grande spirale con la sua armatura in ferro e l’anima in vetro apre un dialogo tra i materiali ed elementi naturali quali: la luce, trasparenza, energia, movimento, tempo, equilibrio. La ricerca di Varotsos propone equilibrio tra arte e contesto, cercando la giusta proporzione tra azione umana e potere della natura. L’artista, utilizzando la trasparenza del vetro per portare lo sguardo del visitatore oltre l’opera, stabilisce un vortice di relazioni con la realtà circostante, spazio ideale, senza limiti e frontiere.

“Il Doppio e il Rovescio” di Gianfranco Anastasio
L’opera ridefinisce la spazialità, già fortemente connotata della cappella del Baglio Di Stefano come una sensibile metafora del paesaggio e della memoria del territorio del Belice. L’immagine di un suolo capovolto, con la grande scalea inversa che prende il posto del cielo, è l’immagine materiale di una apocalisse, del sentimento della metamorfosi dei luoghi che ancora anima il paesaggio così come pure le comunità.
All’interno della cappella sono riproposte e interpretate alcune delle dinamiche/memorie del territorio, con una proiezione ad un tempo geografica ed emotiva. Un’avvolgente installazione pittorica murale ed elementi scultorei rinviano alla persistenza dei legami fra spazi e tempi diversi, interessando tutto lo spazio, pareti pavimento soffitto. Si ridefiniscono così i connotati percettivi e gli assi prospettici della configurazione (morfologia) architettonica dell’ambiente. Installazione, pittura e scultura s’intrecciano nello spazio e fanno risuonare i temi, le direttrici e le interferenze – nella forma di rovesciamenti / spezzate / vettori – del sentimento e dei luoghi, della malinconia della distanza.

Fondazione Orestiadi
Baglio Di Stefano, Gibellina (Tp)
info@orestiadi.it, www.fondazioneorestiadi.it
Orari: martedì – domenica 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Biglietti: € 6,00