Cristiano Carotti. Se l'occhio non fosse solare, come potremmo vedere la luce

Cristiano Carotti. Se l’occhio non fosse solare, come potremmo vedere la luce?

White Noise Gallery, Roma

A cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti

Holt, in Colorado, non esiste.
Molta letteratura americana è ambientata in luoghi immaginari, ma veri.
Vale appunto per il Colorado di Kent Haruf o il Midwest di Franzen e John Williams.
La vita nelle Holt letterarie è un piano sequenza che parte dalle cisterne agli steccati da ridipingere, passa dalla vita alla morte, dalla morte a Dio, da Dio alla natura: tragica, eroica, polverosa, specchio e moltiplicatore dell’umanità che gli gira intorno.
Holt è fatta di rituali semplici come la maturazione del grano, il terriccio sotto le scarpe e le folate di vento che aiutano i passi.
L’ambiente è un personaggio, la Grande Madre di ogni storia. In fondo, poche cose insegnano meglio come stare a questo mondo più della perseveranza del giorno e della notte.
Nonostante gli sforzi di Kent, Jonathan e John, noi comuni mortali non sappiamo più descriverla senza usare questo nome onnicomprensivo in modo astratto: natura, come se una sterpaglia fosse uguale alla marea.
Eppure dovremmo saperlo, è il teatro dove teniamo da circa 250.000 anni le prove di uno spettacolo senza conoscerne l’ultimo atto.
Ci siamo distratti.
Non è colpa del capitalismo o di Netflix. Il misticismo lo abbiamo appoggiato sul tavolo accanto alla frutta, poi qualcuno ha messo in ordine al posto nostro e non ci abbiamo più pensato.
Con Cristiano Carotti ci siamo confrontati a lungo per la costruzione di questa mostra, avendo per formazione personale due punti di partenza diversi sull’argomento: il suo filosofico, il mio più scientifico. Marina e Ulay si sono andati incontro sulla Muraglia Cinese, potevamo farcela anche noi.
La domanda centrale del progetto che lo ha riportato alla pittura dopo anni di monogamia verso la ceramica è stato chiedersi quando, di preciso, abbiamo lasciato su quel tavolo la
consapevolezza e il privilegio di essere l’unica entità in grado di percepire il divino. L’occhio è stato progettato per accogliere la luce e tradurla in immagine, quando abbiamo smesso di considerarlo un miracolo?
Da qui il titolo che rimanda alla teoria dei colori di Goethe, in contrapposizione al positivismo che pone la natura come mero oggetto di studio: protoni ed elettroni che si muovono su un geoide microscopico in una galassia infinitesimale di un universo impossibile da immaginare per la mente umana.
Ecco, eravamo all’inizio della nostra personale Muraglia.
La struggente oscurità dei lavori di Cristiano, però, è stata l’occhio che serviva al mio razionalismo per percepire la luce di cui parlava.
I cardi sono il soggetto principale delle tele, unica pianta resistente ai cataclismi umani e naturali e per questo ha permeato l’intera mitologia.
Dai colori acidi, vividi e vivi, sono immersi in paesaggi boreali e vagamente post atomici.
In mezzo a loro appaiono talvolta cinghiali e capre, bestie selvatiche rudi e ispide, ma profondamente connesse alla terra e agli astri.
Tra i cardi e gli animali erranti c’è la vita e la morte, gli steccati da ridipingere e la perseveranza del giorno e della notte.
Nei suoi serpenti in ceramica, invece, c’è il timore e la bellezza della rinascita.
Nella nostra personale Holt, quindi, si rivela il legame profondo con quei misteri che chiamiamo a volte Dio a volte destino, che si manifestano all’occorrenza come sterpaglie o marea, ma che solo noi siamo in grado di vedere.
Cristiano riordina il tavolo al nostro posto, ma per farci trovare le cose che abbiamo smarrito.

White Noise Gallery
Via della Seggiola 9, Roma
+39 06 6832833, info@whitenoisegallery.it, whitenoisegallery.it
Orari: martedì – venerdì 15:00 – 19:00. Sabato su appuntamento
Ingresso gratuito