Edi Hila. Al di là del vetro

Edi Hila. Al di là del vetro

Galleria Raffaella Cortese, Milano

Edi Hila (Shkodra, Albania, 1944) è un testimone della storia sociale e politica dell’Albania, un testimone che, tramite le esperienze di vita, la sua sensibilità e la pittura, ha raggiunto vette di grande intensità di quello che si potrebbe definire come un personale “realismo esistenziale”.
Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Tirana agli inizi degli anni Sessanta, ha trovato nelle lezioni di Danish Jukni l’unico accesso possibile alla conoscenza dell’arte contemporanea nell’Albania del regime comunista di Enver Hoxha. Nonostante la difficoltà nell’arginare l’isolamento intellettuale del regime, riuscì ad approfondire la storia dell’arte del XX secolo. Nel 1972 dipinse il noto quadro Planting of Trees con una tecnica lontana dalle dottrine legate agli insegnamenti dell’Accademia e una gioia nel cromatismo, nonché nel gesto, che gli crearono da subito seri problemi. L’attitudine alla libertà di esprimere la propria felicità in quel quadro, fu la ragione prima che portò il regime ad allontanarlo dalla pittura per anni. Negli anni Settanta e Ottanta fu infatti obbligato a lavorare in un campo di rieducazione nell’industria del pollame. Solo dopo la caduta del comunismo in Albania, negli anni Novanta, tornò a dipingere andando a definire lo stile e i contenuti che contraddistinguono anche le opere esposte in questa sua prima mostra nei tre spazi della Galleria Raffaella Cortese.

Hila, subito dopo l’ultimo lockdown italiano del 2021, ha visitato gli spazi espositivi a Milano per poi iniziare a concepire l’esposizione da casa a Tirana, dove ha ricostruito, con una maquette, la sede della Galleria. ‘Traslocata’ dall’Italia in Albania in modo mentale e quasi ‘fisico’, seppur in scala, la galleria ha smesso di essere solo spazio espositivo diventando un dispositivo di pensiero, un contenitore fluido per il montaggio e lo smontaggio di idee. Come scrive l’artista: “la galleria si è ormai trasformata e diventa un terreno creativo, come se fosse un “laboratorio”, una fonte di proposte sul progetto da realizzare. Anche il modellino in se stesso durante il processo creativo subisce cambiamenti. Questo non può essere un luogo di esposizione reale, ma è un terreno adatto alla creazione, alla sperimentazione, diventa un gioco che esercita la fantasia, un momento personale importante che alimenta il dialogo interno”.

L’idea del movimento è il fil rouge che lega tutte le opere esposte. In questo movimento vi è anche l’idea di ‘spostare’ la galleria, un modo per averla vicino in mesi in cui, quelli della pandemia, hanno segnato le vite di tutti noi con sentimenti contrastanti e la difficoltà di viaggiare. Da questa difficoltà negli spostamenti, per esempio, nasce l’opera Strada chiusa. Il modellino/galleria è così entrato nella quotidianità dell’artista e, in alcuni casi, anche nell’opera. Ne è un esempio il dipinto Riflessione sulla mostra che ritrae la maquette di fronte alla poltrona vuota dove Hila, seduto, dialogava con se stesso.

Nella pittura dell’artista il tempo — storico e personale, fotografico e pittorico — incontra lo spazio, espositivo e quotidiano, geografico e politico. È stato fondamentale per lui capire come la fotografia, che è spesso all’origine del suo processo creativo, non fosse un mero duplicato della realtà, in primis perché registra in modo meccanico maggiori informazioni rispetto all’occhio umano, inevitabilmente personale e selettivo, e in secondo luogo perché dal momento dello scatto il tempo continua a scorrere nella realtà non fotografica.

Il processo creativo di Hila si compone, dunque, di molteplici sessioni durante le quali l’artista riconsidera dettagli, zone della composizione, velature, passaggi. Ogni sua opera diventa una “pittura palinsesto” comprendente, in una sintesi formale e cromatica, momenti differenti di vita legati ad un preciso sentire che lo ha condotto ad una specifica opera. Significativo risulta, a tal proposito, quanto ha scritto sempre a commento di Riflessione sulla mostra: “il momento era teso e il pensiero vago. Era mezzogiorno. Nel frattempo sono chiamato a sedermi al tavolo da pranzo”.

Lo spazio di via Stradella 4 ospita, invece, l’opera più datata presente in mostra e realizzata negli anni Novanta. Dopo essere stata protagonista della personale alla Secession di Vienna chiusa pochi mesi fa, e della grande retrospettiva al Museum of Modern Art di Varsavia nel 2018, il trittico del 1997 — People of the Future — racconta un fatto di cronaca, avvenuto quell’anno, che ha visto decine di migranti albanesi naufragare e perdere la vita nel tentativo di giungere sulle coste italiane. Anche qui l’idea di movimento è, a livello simbolico, quella legata ai flussi migratori della Storia, mentre a livello compositivo è suggerita sia dalla nave, dipinta a distanze differenti, sia dal ‘punto di acqua’, il cerchio, che dalla sua dimensione ridotta in due tele, è poi analizzato macroscopicamente in quella centrale nella quale troviamo l’errare di anime che continueranno a vagare per l’eternità.

La solitudine che ha caratterizzato la maggior parte dei momenti dell’artista durante i recenti lockdown trova però un ideale ‘cura’ nella Natura e lo si vede in Natura dipinge gli alberi. Il camminare nel bosco gli ha permesso di scoprire “un altro aspetto magico, il riflesso degli alberi sulla superficie dell’acqua dove scorreva, calmo, un piccolo ruscello”. Hila ha preso questo ‘momento‑visione’ incastonandolo, come fosse un tassello di una vetrata, all’interno del paesaggio fatto di alberi, cespugli, rami e vento. Un’attenzione all’acqua e ai piccoli fenomeni naturali che richiamano, poeticamente, le vette raggiunte nel cinema da Andrej Tarkovskij.

Edi Hila è nato a Shkodra, Albania, nel 1944. Vive e lavora a Tirana, Albania. Tra le mostre personali recenti ricordiamo: The Sound of the Tuba, Secession, Vienna (2020); Edi Hila: Painter of Transformation, Museum of Modern Art di Varsavia, poi National Gallery of Arts, Tirana (2018); e Mirages of a Boulevard, Center of Oppeness and Dialogue, Tirana (2016).
L’artista ha preso parte a numerose mostre internazionai, tra le quali: Learning from Athens, documenta 14, Kassel, Germania, e Atene, Grecia (2017); Potential Monuments of Unrealised Futures (con Adrian Paci), Architectural Association, London, poi Padiglione Albania per la XIV Mostra Internazionale di Architettura, La Biennale di Venezia, Venezia, Italia (2014); The Desire for Freedom, Art in Europe from 1945 to the present day, Historical Museum, Berlino, poi Palazzo Reale, Milano, Italia e Kumu Art Museum, Tallinn (2013); Touched, Liverpool Biennale, Liverpool, UK (2010); Blood and Honey — The Future’s Balkan, Essl Museum, Vienna (2003); After the Wall. Art and Culture in Post‑Communist Europe, Moderna Museet, Stoccolma (1999), poi Hamburger Bannhof, Berlino, Museum für Gegenwart, Berlino, e Ludwig Museum, Budapest (2000); Padiglione Albania per la 48° Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, Venezia, Italia (1999). Il suo lavoro figura in diverse collezioni: Museum of Modern Art di Varsavia; Musée national d’art moderne Centre Georges Pompidou, Parigi; Fonds municipal d’art contemporain de la Ville de Paris; FRAC Pays de la Loire, Francia; FRAC Auvergne, Francia, e la National Gallery of Arts, Tirana. A partire dal 1988 Edi Hila ha ricoperto ruoli d’insegnamento in diverse discipline all’Accademia di Belle Arti di Tirana. L’artista è stato insignito del premio Onufri nel 1993 e nel 1998; nel 2019 ha vinto una borsa di studio del programma DAAD Artists‑in‑Berlin.

Galleria Raffaella Cortese
Via A. Stradella 7-1-4, Milano
+39 02 2043555, galleria@raffaellacortese.com, raffaellacortese.com
Orari: martedì – sabato 10 – 13 e 14.30 – 19
Ingresso gratuito