Elisa Sighicelli, Untitled (9590) 2021, stampa fine art e pigmenti in cornice di legno, 208 × 158 x 4 cm. Courtesy artista

Elisa Sighicelli. As Above, So Below

GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano

A cura di Paola Zatti

La Galleria d’Arte Moderna di Milano presenta in apertura dell’Art Week milanese, da martedì 29 marzo a domenica 3 luglio 2022, la mostra As Above, So Below, personale di nuove opere dell’artista Elisa Sighicelli.

A cura di Paola Zatti, conservatrice responsabile della Galleria d’Arte Moderna di Milano, la mostra porta in scena un racconto inedito e sorprendente dedicato ai depositi del museo milanese, che si sviluppa attraverso un allestimento speciale, concepito dall’artista stessa lungo le cinque sale della Villa Reale dedicate alle esposizioni temporanee.

Il percorso espositivo riunisce un corpus di circa 25 immagini tra stampe fotografiche su carta, una stampa su gesso e due sculture provenienti dal deposito sculture della GAM di Milano: Ignara mali (1910), scultura in gesso di Bassano Danielli, e L’invocazione (1920) bronzea di Antonio Bezzola, testimoni di una realtà sommersa che Elisa Sighicelli ha potuto indagare e tradurre in un lavoro che viene presentato per la prima volta in questa occasione.

I depositi sono luoghi di grande fascino, normalmente non visitabili, perché deputati alla conservazione e allo studio delle opere per necessità scientifiche. Alla vigilia del riallestimento dei depositi, la Galleria d’Arte Moderna di Milano affida a Elisa Sighicelli il compito di raccontare un mondo nascosto prossimo alla scomparsa, abitato da circa 800 oggetti scultorei: una popolazione di gessi, bronzi, marmi, cere, corpi mutilati, languide figure femminili, epigrafi, condottieri e cimeli funerari che, a insaputa del visitatore del museo, abitano i sotterranei in attesa di ritrovare una più funzionale collocazione ai piani superiori.

Da questo binomio nasce il titolo della mostra: As Above, So Below, traduzione moderna del secondo verso del celebre testo esoterico denominato Tavola di smeraldo e attribuito alla figura leggendaria di Ermete Trismegisto che narra le similitudini tra il macrocosmo celeste e il microcosmo umano, concepito come un universo in miniatura.
Il titolo riflette quindi il concetto di rispecchiamento tra il comportamento umano e quello suggerito dalle sculture, ma anche il riconoscimento della corrispondenza tra un ordine superiore e una diversa dimensione sotterranea. L’idea del negativo e della contrapposizione speculare ritornano come costanti nelle scelte espositive, accanto al tema che domina la concezione di questo progetto: il rapporto tra fotografia e oggetto, tra immagine e reale, tra scultura e umanità.

Tradizionalmente, i depositi dei musei venivano organizzati secondo dei criteri arbitrari, che prevedevano per esempio l’accostamento di nuclei tematici o la classificazione per materiali, ed è questo ordine effimero e casuale che si contrappone nettamente al rigore degli spazi pubblici del museo che Elisa Sighicelli ha scelto di registrare.

«Solitamente immaginiamo le opere d’arte conservate nel mondo ideale e nel tempo sospeso del museo, ma in realtà hanno un’esistenza concreta, sono oggetti esposti all’erosione del tempo, come dimostrano le opere che ho fotografato. Nonostante il fascino del luogo non ho voluto fare foto documentarie o insistere su un’estetica del frammento. Ho invece concentrato la mia attenzione sui possibili rapporti tra le sculture, provocati da vicinanze casuali.» spiega Elisa Sighicelli. L’artista sceglie di misurarsi con il deposito indagando le potenzialità espressive di opere singole o in gruppo, rivelando in accostamenti casuali interessanti relazioni formali.

Allo stesso tempo questo tipo di sguardo porta l’attenzione su un tema fondamentale che è la conservazione e la valorizzazione del patri- monio artistico. Le statue ritratte mostrano i segni del tempo, ricordano come la loro materialità non sia eterna come l’ideale che rappresentano, ma esattamente come i viventi sono fragili ed esposte all’usura.

Ecco allora che elementi come la polvere, i cartellini per l’inventariazione, il pluriball a protezione dei corpi, le mutilazioni e la decontestualizzazione dei gruppi scultorei, diventano nodi cruciali di una sceneggiatura spontanea. Una statua che sussurra all’orecchio di un’altra, uno sguardo di sbieco che pare incrociare gli occhi di un compagno, un contatto ravvicinato che suggerisce un incontro amoroso, ma forse anche altro.

Elisa Sighicelli fissa nel tempo situazioni ambigue: trame aperte che conducono il visitatore a trarre le proprie conclusioni, interpretando un’inedita vitalità dettata da scelte compositive e giochi di luce. Le statue sono state infatti tutte ritratte con l’utilizzo di un’unica fonte luminosa che accentua i contrasti chiaroscurali e conferisce drammaticità ai soggetti, restituendo un effetto molto vicino al fermo immagine, come se l’artista fosse intervenuta fissando nel tempo un momento specifico all’interno di un flusso di azioni.

«Uso le statue per parlare delle relazioni umane e per suggerire narrazioni aperte. Ma anche per riflettere su temi quali la memoria, la funzione dei musei e delle collezioni, le scelte di identità culturale, la costruzione del valore, il monumento, il ruolo della scultura figurativa, la rappresentazione di genere nella storia dell’arte, l’animismo, l’empatia tra uomini e statue e il confine tra realtà e rappresentazione.» aggiunge Elisa Sighicelli.

L’allestimento studiato dall’artista amplifica contrapposizioni e corrispondenze attraverso espedienti espositivi che rendono ancora più accessibile il confronto tra il visitatore e la viva materialità delle statue ritratte, come la scelta di stampare le immagini in tre formati a grandezza naturale.
La prima sala ospita cinque dittici fotografici incentrati sul bino mio positivo e negativo. Da una parte il soggetto impolverato che appare in fotografia come se fosse al negativo per via della polvere scura depositatasi sulle parti maggiormente in luce, mentre dall’altra la stessa immagine ritoccata invertendo digitalmente il rapporto cromatico ritorna al corretto equilibrio chiaroscurale che normalmente l’occhio umano associa al positivo.
Al centro della sala una delle protagoniste di questa saga nei sotterranei della GAM, si tratta della scultura in gesso del 1910 intitolata Ignara mali di Bassano Danielli. L’opera, una figura femminile di cui il museo possiede anche la versione in marmo (1911) parte della collezione in mostra, approda anch’essa finalmente al piano superiore e viene esposta parzialmente ripulita, mantenendo per metà della sua altezza la patina di polvere acquisita negli anni trascorsi in deposito, riecheggiando così la ritmica alternanza tra positivo e negativo osser-
vata nei dittici.

Il percorso prosegue nella sala successiva con un installazione fotografica di quattro immagini inserite entro una struttura in metallo leggera che permette al visitatore di ammirare non solo il fronte, ma anche il retro delle carte scoprendo un’immagine ancora diversa, così come le porzioni di spazio che si trovano incorniciate tra le linee essenziali che la compongono. Tra le fotografie anche un oggetto in gesso stampato su entrambi i lati, proseguendo nell’ambiguità suggerita dalla relazione tra oggetto e immagine che è alla base del progetto espositivo.

Nella terza sala campeggiano poi due grandi fotografie e una scultura mutuata dal deposito: il bozzetto in bronzo de L’invocazione del 1897 di Antonio Bezzola, donata dalla famiglia dell’artista alla GAM nel 1930. La figura allegorica viene presentata ricoperta da un telo di plastica retroilluminato naturalmente dalla finestra della sala. I profili della figura appaiono emergere dalla copertura, come se fossero sottolineati da un panneggio ed evidenziati dalla luce. La materialità della statua diventa immagine, impressione agli occhi del visitatore. Il gioco di rimandi intessuto tra le opere conduce anche in questa parte dell’allestimento a ritrovare tra le fotografie porzioni di coperture in plastica.

Nella quarta e quinta stanza sono esposti altri due gruppi di quattro fotografie ciascuno che continuano la rappresentazione di un mondo sommerso, suggerendo intrecci e relazioni possibili.

Scrive Paola Zatti, curatrice dell’esposizione «È una fotografia che concede alla materia di affermarsi e primeggiare, sia quando il supporto è la sensibilissima carta di cotone, ma ancor più nel solo caso in mostra di una stampa su gesso, dove il gioco di chiaroscuro si evidenzia e ammorbidisce, seguendo le sue impercettibili irregolarità, la differente densità e tattilità. Una sperimentazione inedita e preziosa, che declina delicatamente l’immagine viva e immediata della fotografia con il gesso, materiale legato per tradizione alla prima idea compositiva. Pur nell’enigmaticità di alcuni accostamenti, volutamente affidati alla nostra libera interpretazione, perché l’artista prende le distanze dalla narrazione, aspetto che non la preoccupa, non c’è nulla di ambiguo nel lavoro di Sighicelli: l’immagine è lì, sospesa (perché non narrata), ma netta, chiara, esplicita nelle sue forme e amalgamata al suo supporto».

La mostra è accompagnata da una prestigiosa pubblicazione a cura di Silvana Editoriale, che raccoglie i contributi di Paola Zatti, curatrice della mostra, Jennifer Higgie, Salvatore Settis e Francesco Stocchi, insieme a un’ampia documentazione iconografica

Elisa Sighicelli (Torino, 1968) ha conseguito il BA in scultura alla Kingston University e un MA presso la Slade School of Fine Art di Londra, città dove ha risieduto per diciassette anni. Dopo aver vissuto due anni a New York attualmente vive a Torino.
Sue mostre personali si sono tenute presso musei e istituzioni quali: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino; Museo Pignatelli, Napoli; Palazzo Madama e GAM, Torino; Palazzo delle Papesse, Siena; Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago di Compostela; Centro de Fotografía, Università di Salamanca; Fondation Salomon, Annecy. Ha realizzato mostre personali alla Gagosian Gallery di Londra, Los Angeles, New York e Ginevra; da MOT International e Laure Genillard Gallery a Londra; da Gió Marconi a Milano. Recentemente ha esposto alla galleria Rossi & Rossi a Hong Kong e in una doppia personale, con Carla Accardi, presso 55 Walker Street di New York, spazio gestito in collaborazione da Bortolami Gallery, kaufmann repetto e Andrew Kreps Gallery.
I lavori di Sighicelli sono stati inclusi in mostre collettive in numerose istituzioni pubbliche: MAMbo, Bologna; MAXXI, Roma; PAC, Palazzo Reale, e Museo Poldi Pezzoli, Milano; Mart, Trento e Rovereto; Palazzo Fortuny, Venezia; Reggia di Venaria Reale, Venaria; MCA, Sidney; FACT, Liverpool; Herzliya Museum of Modern Art, Herzliya; Národní Muzeum, Praga; Vietnam Museum of Fine Arts, Hanoi; ETH, Zurigo; ICA, Londra; National Museum of Women in the Arts, Washington D.C.

GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano
Via Palestro 16, Milano
www.gam-milano.com, c.gam@comune.milano.it, +39 02 884 45943
Orari: martedì – domenica 10:00 – 17:30
Biglietti: intero 5 euro, ridotto 3 euro

Copertina: Elisa Sighicelli, Untitled (9590) 2021, stampa fine art e pigmenti in cornice di legno, 208 × 158 x 4 cm. Courtesy l’artista