Shell, del crepuscolo o dell’alba Federica Luzzi

Federica Luzzi. Shell, del crepuscolo o dell’alba

La Nuova Pesa, Roma

“Shell, del crepuscolo o dell’alba” di Federica Luzzi è la quarta mostra del ciclo “REALIA”, alla Nuova Pesa dal 10 gennaio 2022. Nelle tre sale principali della galleria Nuova Pesa, e nell’ufficio, sono esposte opere realizzate durante il confinamento domestico dal 2020 ad oggi: sculture realizzate in tecnica sperimentale dei nodi con corda di cotone e polvere di ematite, in tecnica di tessitura a telaio verticale con filato di lino, in legno di tiglio scolpito a mano, disegni, e fotografie.

[…] da grande avrei scritto un libro differente a tutti quelli che io conoscevo: qualche storia ingenua e tragica che pareva uno di quei pampini che il vento mi faceva cadere tra le ginocchia; ecco: come c’è questo pampino, ci sarà il mio libro […]. Federigo Tozzi, Bestie.

Così cade lontano dal grembo come un seme, un frutto sospinto dal vento e che inavvertitamente giunge nel chiuso di un appartamento. Sono due acheni che il mio gatto sta guardando fissamente, ed io con lui. Li si osserva come si osserverebbero dei corpi estranei a noi alieni.
Sono sempre stata attratta dai semi delle piante, soprattutto coriacei, gusci rinserrati in scudi; bellezze dormienti, in sospeso, capaci di germogliare a distanza di anni nelle condizioni opportune. Alcuni bianchi, alari, albeggiano leggeri; sono il primo, breve albore del giorno dalla mano croccante come di un tessuto di lino. O come di carta, sono fiori caduti a terra i cui petali mostrano la loro filigrana in controluce.
Trasparenti, del cielo, si incurvano per contenere qualcosa toccando l’estremità invisibile.

Espressione di assoluta purezza e bellezza anche quando, fragili, disperdendosi senza alcuna garanzia di approdo, hanno visibili i segni dei loro fallimenti. Gusci tra gusci, svuotati, alcuni sono traforati dove il vento passa; sono strutture formate da elementi incrociati che assicurano la chiusura di un vano senza impedire il passaggio di aria e luce, di dentro e fuori.

[…] Così dovreste pensare di questo mondo fugace: una stella all’alba, gocce di rugiada, o una bolla in un fiume, un lampo in una nube estiva, una luce tremolante, un fantasma, e un sogno […]. Buddha, Il sūtra del Diamante.

Corpi che si epifanizzano al nostro sguardo e in cui si è afferrata un’essenza extratemporale; in un istante misterioso, paragonato da Shelley all’ultimo bagliore di luce di un carbone che sta per spegnersi e alla condizione cardiaca de «l’incanto del cuore».
Apparizioni immobili che in un attimo hanno rotto quella loro scorza (seppur dura, resistente) e hanno smesso di essere mute, espandendo così l’intima essenza solitamente inaccessibile e tenuta «chiusa, invisibile, e come carcerata» (James Joyce, Stephen Hero).
Sono l’alba e il tramonto, in uno stesso risvolto; sono nascita e rinascita, infinite manifestazioni dell’ineffabile, dell’impermanenza, quante sono le stelle del firmamento; come su un lembo di pelle impressionata dai segni distintivi contratti dalla nascita, sono nei di imperfezione tramutati in luce. Atti di presenza che d’improvviso si dimenticano perché a seguito del risveglio da un sogno o dal dormiveglia, se non ci si appresta ad annotarli. Del crepuscolo, momento di passaggio lieve.
Due lembi leggeri unti insieme, come quelli realizzati da Santa Chiara per la veste chiamata Alba. Atti di grazia ma che toccando terra possono sporcarsi e tingersi di rosso, di polvere di ematite; o vischiosità che emergono da un lembo di terra.

Ematite il cui nome deriva dal greco αἷμα, haîma, significa sangue; minerale simile al sangue solidificato, coagulato. “Pietra rosso sangue” che al taglio sembra sanguinare, e può variare dal rosso opaco e ruvido al grigio argento o nero specchio o acciaio, diversi toni di un monocromo che, con l’incidenza della luce, permette di sottolinearne non solo la texture di superficie ma la sua forma.
Così un medesimo oggetto può cambiare il suo aspetto esteriore: puro o impuro, fluido o solidificato. Black Shell e Red Shell sono l’esterno e l’interno di uno stesso risvolto.
Le opere nere Black Shell, dall’aspetto combusto, sono interpretate come corpi ritrovati sotto la cenere a seguito di un’eruzione vulcanica, paragonabili a reperti archeologici di “altra – temporalità acronica”. Come semi anneriti, dormienti. Esposte precedentemente alla mostra collettiva “Proemi” de La Nuova Pesa dal 25 novembre del 2019, erano quattro corpi neri agganciati alla parete della galleria con un esile filo; sembravano sospesi, ma con le loro ombre proiettate rimandavano all’effetto terrestre. Neri perché su di essi era stata applicata della polvere di grafite e della cera, e nell’ultima fase di realizzazione è stato dato un passaggio con il fuoco a rappresentare un soffio vitale; come i semi di alcune piante arboree il cui fuoco può significarne non la morte ma una grande opportunità, quando in condizioni estreme, a seguito di incendi, esse fanno germogliare i loro semi su un terreno reso fertile dalla cenere e in assenza di altri semi concorrenti.

Con la mostra “Shell, del crepuscolo o dell’alba” vengono presentate ora per la prima volta delle opere tinte con polvere di ematite; sempre gusci, ma ancor più dirompenti nella loro fluidità poi rappresa.
Largamente utilizzata per gli affreschi delle domus di Pompei ed Ercolano, alle pendici del Vesuvio, le cui tracce sono state ritrovate anche su conchiglie in corredi funerari attorno ad un corpo già nel Neolitico, l’ematite era usata direttamente sul corpo per evidenziarne il periodo mestruale.
Un corpo femminile anche se esiliato e costretto forzatamente in una stanza, non è semplicemente un ricettacolo di un vuoto ma naturalmente, liberamente e ciclicamente ha espresso in sé il suo inconscio vulcanico, “paese senza limiti”. Senza impedimento, trabocca come lava vivificante e rinnovante: fluido poi rappreso, poi fluido poi rappreso in quella eccedenza che si fa dono inatteso; una forza vitale trattenuta in un corpo che anche se inattivo, apparentemente quieto è un corpo che può essere percepito come distruttivo.

Sul mio vulcano cresce l’Erba, scrive Emily Dickinson confinata a casa, ma sarebbe sgomento se si svelasse la natura del rosso fuoco e di quella zolla precaria, su cui giace. Ora per me il rapporto tra la persona e l’ambiente circostante, la percezione del varco aperto ma contenuto si radicalizza, ed io lo guardo dal di dentro come incapsulata cercando il modo di movimentare qualcosa, capovolgendomi, disponendomi in questa posizione sossopra per essere agevolmente espulsa, per versare fuori.

Durante il mio isolamento e confinamento domestico ho sentito più forte il contatto con il mio corpo; un pezzo di carne, pulsante, agganciato alla terra in posizione sossopra ma con la testa perennemente fluttuante, e perennemente in stato nostalgico. E’ l’alba e il tramonto.
Come ho radicalizzato questa mia condizione di restrizione e limitazione intorno e dentro il mio corpo?
La mia stanza ha sempre rappresentato per me quello spazio assoluto dove realizzare quel seme potenzialmente in viaggio, in esilio, metafora della distanza dalla lingua madre esplosa e sotto la pressione dell’occultamento. Ma la parola esilio, nella quale già era inclusa l’incomunicabilità, il silenzio, ora si rende ancora più indecifrabile.
Federica Luzzi, Shell, del crepuscolo o dell’alba. Dicembre 2021

Federica Luzzi (Roma 1970) è interessata alla tendenza naturale di un’idea di tradursi in atto e a verificare la polisemia, inclusa l’ambivalenza che un’immagine può presentare in contesti diversi lasciando che questa abbia sempre il medesimo titolo: Shell.
Shell è il titolo del ciclo di opere iniziato nel ’99, volutamente non tradotto perché nella lingua inglese corrisponde più esaurientemente alle innumerevoli immagini associative ad esso legate: conchiglia, guscio, involucro, baccello, corazza, squama, scaglia, leggero battello, schema, schizzo di un progetto, cassa interna di feretro, scorza, carcassa, ossatura, apparenza, parvenza, proiettile, granata, cartuccia, bossolo, guardamano, strato elettronico.

La Nuova Pesa Centro per l’arte contemporanea
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06 3610892, nuovapesa@farm.it, www.nuovapesa.it
Orari: dal lunedì al venerdì 10:00 – 13:30 e 16:00 – 19:30
Ingresso gratuito