GARDEN OF TRUST. Visual correspondence between Gluklya and Kati Horna

Garden of Trust: Visual correspondence between Gluklya and Kati Horna

Gallleriapiù, Bologna

«Al pianterreno c’era un giardino rettangolare, pieno di piante fiorite e alberi alti le cui fronde arrivavano fino al secondo piano. Kati era l’incaricata di annaffiarlo, e intanto fotografava ogni fiore, ogni foglia, ogni insetto, A un tratto la sentimmo gridare, ci chiamava. Credevamo che si fosse fatta male. Leonora, Chiki, Gaby, Pablo, José, il cane e io ci precipitammo giù dalle scale tutti insieme, spaventati. Kati, perfettamente a posto, stava fotografando una crisalide. “Guardate, questo è il momento divino! Il bruco sta morendo e la farfalla deve ancora nascere. Quello che per uno è una bara per l’altra è culla. Ma se il bruco ha cessato di esistere, la farfalla non esiste ancora. Insomma, in questo momento nessuno esiste. Sto fotografando il nulla..”

Quando un insetto rosso fuoco aprì le ali e prese a svolazzare in messo ai fiori, Kati mormorò: ”il nulla si è fatto denso. È nata una nuova illusione”, e Leonora commentò: “anche noi dovremmo aprirci come crisalide e per riemergere nuovi, con i capelli diritti simili ai raggi del sole, inimmaginabilmente altri”.» [1]

In un giardino esoterico sospeso nel tempo e impossibile da collocare nello spazio, danzano alberi parlanti, figure altre indossano maschere animalesche e si discute di surrealismo contemporaneo. A confrontarsi sono donne pasionarie, vitali, libere da sovrastrutture e condizionamenti, capaci di raccontare il proprio tempo e con intensità e desiderio portano avanti la loro personale rivoluzione. Si parla di resistenza femminile, di emancipazione e di identità: sedute in questo giardino sono la fotografa surrealista Kati Horna, suo marito José Horna, la scrittrice e pittrice surrealista Leonora Carrington, suo marito Chiki, la pittrice Remedios Varo, il drammaturgo e regista Alejandro Jodorowsky, il poeta britannico conosciuto per il suo patrocinio del movimento surrealista Edward Jones, l’artista e designer Pedro Friedberg.

Mentre le leggi della logica rimangono escluse da questa visione, prendono spazio rituali, inconscio e visioni perturbanti. Leonora Carrington, Remedios Varo e Kati Horna sono state le protagoniste del Surrealismo meno conosciuto: provenienti da Inghilterra, Spagna ed Ungheria, si incontrano nella Parigi degli anni Trenta e fuggono in esilio in Messico con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Una volta libere dal terrore nazi-fascista, iniziano una collaborazione artistica che dà una nuova impronta al movimento surrealista, relazione segnata anche dalla profonda amicizia che le lega.

In particolare il lavoro fotografico di Kati Horna è stato in grado di registrare aspetti truci della realtà e di raccontare avvenimenti storici traumatici attraverso visioni oniriche. Horna è una fotografa dalla biografia intricata fatta di spostamenti e relazioni e il cui lavoro è caratterizzato da una modalità di ripensare al ruolo della fotografia all’interno di un contesto storico come quello della guerra civile spagnola, della persecuzione nazista e dell’esilio seconda una narrazione del conflitto totalmente insolita e avanguardista. Horna mette in atto una fenomenologia dell’invisibile, ovvero è stata in grado di raccontare la storia con immagini che non sono quelle di un reportage ma si servono di fotomontaggi, di elementi compositivi come fossero oggetti di uno scenario teatrale dell’orrore e dell’assurdo ma senza nessuna esplicitazione. Horna è stata capace di tenere sempre tesa questa tensione tra il dentro e il fuori, tra il campo e il fuoricampo, tra quello che viene registrato nello scatto e quello che invece non è immediatamente visibile ma richiede una spinta evocativa e legata all’immaginazione.

La spazio della galleria si presta a trasformarsi in un teatro dell’assurdo composto da costumi e oggetti di scena, elementi che acquistano significati nuovi legati al vissuto e agli incontri. Questo turbinio carnevalesco contemporaneo è diretto da Gluklya, come erede delle battaglie socio-politiche combattute dalle artiste surrealiste, porta avanti un impegno attraverso la pratica artistica. Gluklya, attraverso installazioni, performance e opere su carta, approfondisce il concetto di fragilità come forza invisibile, riproponendo la tematica della fenomenologia dell’invisibile in una chiave contemporanea. Questa ricerca parte dall’analisi della storia di Kati Horna e da questo incontro/scontro che è diventa un espediente per un’analisi dei conflitti politici e sociali del nostro tempo. Attraverso modalità legate al gioco, Gluklya propone come soluzione alle ingiustizie e questi tempi bui: un giardino della fiducia, in cui incontrarsi e ritrovarci con un nuovo senso di resistenza corale attraverso la speranza e l’unione.

Il concetto dell’esposizione ruota intorno ad un dialogo visivo tra l’eredità lasciata dal surrealismo storico e gli artisti contemporanei, di cui Gluklya ne è rappresentante. L’esposizione si compone di diversi atti che, come in uno spettacolo teatrale, compongono la narrazione fino al finissage della mostra.

Il primo atto consiste in un evento performativo nel quale Gluklya si è relazionata  in maniera individuale con gruppi eterogenei di persone trattando il tema della cura e della resistenza contemporanea. Questi incontri hanno permesso di fare emergere esperienze che mettono in luce gli aspetti più contradditori della cura contemporanea e si esplicano in un ritratto dell’interiorità della persona attraverso la realizzazione di abiti concettuali che si arricchiscono di elementi tratti dal dialogo. La connessione tra surrealismo e attivismo viene discussa nel giardino all’interno del Teatro della fiducia, un’installazione che permarrà durante tutto il periodo delle mostra, un ambiente libero da giudizi nel quale sedersi a confrontarsi.

Il secondo atto è la rappresentazione ed esposizione del dialogo, immaginato ed immaginario tra le due artiste. Ad accogliere il visitatore la serie fotografica di Kati Horna Oda a la Necrofilia (1962), lavoro emblematico dell’artista ormai residente in Messico da diversi anni. Oda a la necrofilia, dove una figura femminile (interpretata da Leonora Carrington) aleggia attorno a una maschera sdraiata su un letto. C’è un immediato elemento di mistero mentre un cupo dramma si svolge nelle cinque immagini. Una figura avvolta si sposta da un lato all’altro del letto e poi si prostra tristemente, davanti al volto vuoto e pietrificato della maschera. Le immagini trasudano dolore ma anche un erotismo: l’erotismo solitario di una donna che adora il vuoto della figura, che veglia su di esso in una sorta di rituale. Affiancate alle fotografie in bianco e nero gli acquerelli ed installazioni di Gulklya dalla serie Corona Drawings, realizzati durante la pandemia, richiamano quel senso di cupo mistero e dramma imminente. Se Horna risponde alla tristezza con l’erotismo, Gluklya lo fa con un inspiegabile senso di eccitazione.

[1] “Jodorowski e le maghe”, Feltrinelli, Milano, 2014, p 67.

Natalia Pershina-Yakimanskaya, in arte Gluklya (Leningrad, 1969) è considerata una pioniera della pratica performativa e dell’attivismo femminista in Russia. Attualmente vive e lavora sia nella sua città natale, San Pietroburgo, sia ad Amsterdam. Con la sua pratica contesta le strutture di potere nello spazio urbano pubblico attraverso installazioni, performance, video, testi e ricerche di cui si avvale per sviluppare il suo concetto di ‘fragilità’ – intesa come ‘forza invisibile’. Nei suoi progetti affronta le storie personali dei suoi personaggi, analizzandole e rivelando il conflitto tra i sistemi politici e il mondo interiore. Il suo processo di lavoro è giocoso e il suo studio si trasforma spesso in un luogo di incontro in cui le persone lavorano insieme per concettualizzare i vestiti e realizzare altri oggetti utilizzabili. Nel 2017, Gluklya ha vissuto nell’ex prigione di Bijlmerbajes, un luogo unico dove ha avviato l’Utopian Unemployment Union (UUU), una piattaforma per collaborazioni a lungo termine con rifugiati, richiedenti asilo, studenti, professionisti dell’arte, studiosi e altre persone. Sotto l’egida della “UUU” e in collaborazione con TAAK e i suoi collaboratori, Gluklya ha sviluppato il Carnival of the Oppressed Feelings – uno spettacolo di protesta ad Amsterdam. Questa performance è stata trasformata in una mostra, curata da Charles Esche, al Van Abbemuseum Eindhoven, NL. L’opera di Gluklya parla di indignazione e speranza.
Il suo lavoro punta a tattiche nascoste che le persone potrebbero inventare, con l’aiuto dell’artista, per potenziarsi e navigare attraverso strutture di repressione. Durante la 56a Biennale di Venezia, Gluklya ha presentato “Clothes for Demonstration Against False Election of Vladimir Putin (2011-2015)” nella mostra “All the World’s Futures”, curata da Okwui Enwezor. Il lavoro di Gluklya è stato esposto in Russia e all’estero in numerose mostre collettive e personali tra le quali ‘Positions 4’, a cura di Charles Esche, Van Abbemuseum Eindhoven, NL (2018/2019); The Return Of Memory, Manchester’s Home, Manchester, UK (2017); dis/order, art and activism in Russia since 2000, Ludwig Forum für Internationale Kunst, Aachen, DL (2017); A Romance with Revolution, ACC Galerie Weimar and Pushkinskaya-10, St. Petersburg, Russia (2017); Disturbance, Kunsthalle der Sparkasse, Leipzig (2017); Hero Mother, Berlin (2016); Universal Hospitality (2016), Vienna; Feminism is Politics, Pratt Institute, NY (2016); New York, USA; Debates on Division: When the Private Becomes Public, Manifesta 10, Public Program, St. Petersburg (2014); Dump Dreams, Shedhalle Zurich, ( 2013); Utopian Unions, MMOMA, Moscow (2013); Reflecting Fashion, MUMOK Vienna (2013 ), Wings of Migrants, Gallery Akinci, Amsterdam (2012). Le opera di Gluklya fanno parte di prestigiose collezioni tra le quali: the collection of Van Abbemuseum Eindhoven, NL;  Gemeentemuseum Arnhem, NL; Moscow House of Photography, RU; Oslo National Museum, NO; Oslo Contemporary Art Museum, NO; Zimmerly Collection US; Mark Suchek, Lublyana; Archive of the Contemporary Conflict, London, UK; Mузей / State Center Contemporary Art , Moscow, RU; MMOMA, Moscow, RU; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, IT; Museum Reina Sophia, Madrid, ES;  Museum of Contemporary Art, Belgrade, RS; The Library of Museum of Modern Art (collection of newspapers), New York, USA.

Kati Horna (Budapest, 1912- Mexico City, 2000) nome d’arte di Katalin Deutsch, è stata una fotografa cosmopolita e d’avanguardia: il suo lavoro è caratterizzato dall’influenza dei principi della fotografia surrealista e dal suo approccio commovente al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria.
Kati Horna inizia la sua carriera fotografica a Budapest dove si iscrive, assieme all’amico Robert Capa, alla prestigiosa scuola di fotografia guidata da József Pécsi e rimane nella giovane Repubblica D’Ungheria fino al suo trasferimento a Parigi nel 1933. Nella capitale francese rivolge la sua attenzione alla vita che vede intorno a sé nelle strade e nei caffè: qui Horna si fa sedurre dall’inatteso, dalla capacità degli oggetti di cambiare anche la realtà più familiare secondo il modello surrealista parigino che caratterizza quegli anni. Tra il 1937 e il 1937 la Repubblica Spagnola le commissiona alcune foto della guerra civile spagnola documentando gli effetti devastanti della guerra sulla gente comune. Kati Horna si dedica a guardare nelle retrovie la vita domestica segnata dal conflitto, ma lontana dalla scena bellica. I suoi sono soprattutto ritratti di donne rimaste a casa ad accudire i figli, a lavare i panni nelle fontane pubbliche, a mandare avanti un’apparenza di vita. In Spagna Kati Horna conosce anche il suo futuro marito José Horna, pittore e scultore andaluso, con il quale realizzerà moltissimi lavori. Insieme riescono a lasciare la Spagna per Parigi, dove però il soggiorno è breve, fino a raggiungere il Messico. Durante la seconda guerra mondiale, Città del Messico è abitata da artisti e intellettuali in fuga che danno vita ad un clima culturale straordinariamente vivace. Nella sua produzione messicana Horna riesce a condensare il bagaglio culturale della sua vita nomade, le esperienze ungheresi e quelle francesi, ma soprattutto quelle in  Spagna. Qui le sue composizioni fotografiche diventano accostamenti attenti quasi fossero architetture, con la presenza di oggetti onirici, spesso bambole abbandonate, seguiti da scene teatrali, sale dei musei e ritratti di amici. Qualche volta compaiono i suoi compagni di vita, come le due artiste surrealiste, Leonora Carrington e Remedios Varo, spesso suo marito o alcuni frammenti della loro vita domestica, che lascia emergere l’intero mondo visivo di Kati: l’attenzione alla composizione formale, alla sorpresa e insieme il clima di collaborazione delle avanguardie di fare arte in maniera condivisa.
Tra le mostre più importanti che hanno celebrato il suo lavoro ricordiamo: Kati Horna. Fotografías de la guerra civil española (1937-1938), University of Salamanca, Spagna (1992); Kati Horna: Recuento de una obra. Fondo Kati Horna, (1995); Retratos de la contienda, Palacio de la Merced, Cordova, Spagna (2009); Surreal Friends: Leonora Carrington, Remedios Varo and Kati Horna, Pallant House Gallery, Chichester, UK (2010); Nostalgia por lo perdido / Asombro por lo encontrado, Museo de Arte Contemporaneo de Oaxaca – MACO, Messico (2012); Kati Horna, Museo Amparo, Puebla, Messico (2014), Musée Jeu de Paume, Parigi (2014) e Museo de Arte Contemporàneo de Monterrey – MARCO (2015); Told and Untold: The Photo Stories of Kati Horna in the illustrated Press, American Society, New York, US (2016).

Gallleriapiù
Via del Porto 48 a/b, Bologna
+39.051.3179675, info@gallleriapiu.com, www.gallleriapiu.com
Orari: martedì e mercoledì 14.30 – 19.30; giovedì e venerdì 12.00 – 19.30; sabato 11.00 – 19.00
Ingresso gratuito