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Giulia Sensi. Lo spirito tuffatore

Giulia Sensi. Lo spirito tuffatore

MARSALADUE, Bologna

A cura di Antonio De Falco

“I katchina sono le anime dei primi bambini indigeni, drammaticamente annegati in un fiume durante il tempo delle migrazioni ancestrali. […] Quando gli antenati degli attuali indiani furono finalmente fissati nel loro villaggio, il mito racconta che i katchina venivano ogni anno a visitarli e che, partendo, rubavano i bambini. Gli indigeni, disperati di perdere la loro prole, ottennero la katchina che rimasero nell’aldilà, in cambio della promessa di rappresentarli ogni anno per mezzo di maschere e danze. “ Claude Lévi-Strauss

L’installzazione di Giulia Sensi (Bologna 1989 ) offre, attraverso un racconto “immersivo”, l’esperienza del passaggio. Questa esperienza rimanda ai riti di iniziazione della cultura Hopi, indiani americani dell’ Arizona e New Mexico, ma si fonda su elementi (acqua, fuoco, aria, la danza) comuni a le più svariate culture, che l ‘artista immagina e mette in scena in maniera libera nelle oltre 700 tavole disegnate a mano:

“Nella mia riflessione, il mito, oggi, è un meticcio che attinge da tutte le culture delle quali abbiamo coscienza. Saccheggia ludicamente il patrimonio etnografico universale per trovare e giustificare all’umano il proprio posto nel cosmo. Rovistando su internet ricerco immagini che mi parlino, e senza volermi soffermare troppo sul loro significato, costruisco io una narrazione attorno ad esse. In questo caso la riflessione sull’essenza di questo personaggio è virata sul valore dell’atto creativo in sé. Lo Spirito tuffatore è questo, è la necessità di significare, di segnare e di animare il simbolo”.

L’artista riesce a creare una narrazione suggestiva, evocativa rafforzata dalla scelta in loop dell’animazione, che ne conferisce una ciclicità infinita, un trance di rinascita iniziatico. Il tuffo nell’elemento primordiale dell’acqua, che nei più differenti miti della creazione, ha un valore simbolico e trasversale, permette al personaggio e a noi, come indica Giulia Sensi, di riavvicinarci alla rinascita, alla purificazione:
“La bambolina Kachina Paiakyamu, che nella cultura Hopi, è uno spirito soprannaturale irriverente e che svolge la funzione di regolare le trasgressioni nella società, è la scintilla da cui scaturisce l’apparizione del totalmente altro; la sua improvvisa comparsa nel nostro orizzonte ci permette una significazione nuova del nostro essere presenti qui, definendo un nuovo spazio ontologico. La scelta di farla tuffare è determinante per la narrazione. L’acqua ha sempre un’accezione sia cosmologica che antropologica legata alla reintegrazione con l’indistinto (un ambiente umido e melmoso) che coincide con una morte temporanea seguita da una nuova vita o nuova creazione”.

MARSALADUE
Via Marsala 2, Bologna