WOLF_VOSTELL_Occhio_per_occhio_1991__cm_190_x_320_x_65_legno_piombo_fotografia_televisore

Joseph Beuys e Wolf Vostell

Chiesa SS Carlo e Agata, Reggio Emilia

A conclusione di una stagione espositiva di singolare intensità Flag No Flags Contemporary Art in collaborazione con l’Archivio Cattelani – quasi accogliendo alla lettera il pensiero in prefazione di Joseph Beuys – propone nella Chiesa dei SS Carlo e Agata due opere che sembrano conformarsi ad una chiara affermazione di Rudolf Arnheim: “L’opera d’arte al suo livello migliore…evoca quelle potenze più profonde e più semplici in cui l’uomo riconosce se stesso”. Appena un indizio, verrebbe quindi da dire, quasi un orientamento alla comprensione dell’indissolubile rapporto che vincola da sempre il tema dell’arte con quelli della religione, della bellezza e della fede. “Non si entra nella verità se non con la carità” dice Sant’Agostino e allora il Cristo ligneo di Wolf Vostell accoglierà realmente nella ferita del costato, in prossimità del suo cuore, l’immagine dello spettatore riflessa in un piccolo monitor mediante una telecamera a circuito chiuso. Nel fondo di qualsiasi cuore umano, per una tradizione della mistica tedesca, starebbe riflessa l’immagine di Dio e proprio per questa via, come sosterrà Angela Vettese in un saggio dedicato all’opera “Occhio per occhio” (1991), la tecnologia si piega alla teologia.

L’adesione ad una religiosità intima e soggettiva lega il disegno e il destino di Joseph Beuys a Ignazio di Loyola: entrambi feriti, guerrieri caduti nell’azione e prodigiosamente salvi nella pratica di una esperienza ascetica risolta tra silenzio, solitudine e separazione dal mondo.
L’arte vissuta quindi come un’azione trasformativa personale e comunitaria, tesa a coinvolgere spiritualità, mitologie e sfera simbolica, di cui è intensa testimonianza lo studio preparatorio su carta esposto, strettamente connesso al leggendario evento performativo “Manresa” svolto nel 1966 in cui Joseph Beuys già considerava come solo attraverso la spiritualità potesse nascere non solamente un individuo libero, ma un individuo in grado di crearsi la propria cultura.

Manresa (Joseph Beuys1966 – cm 66 x 44 con cornice, inchiostro su carta)
Il lavoro su carta dell’artista tedesco Joseph Beuys è riferito alla sua leggendaria azione performativa “Manresa” e prende il nome da una piccola città della Catalogna, Spagna, dove Sant’Ignazio Loyola, il fondatore dei Gesuiti, formulò i suoi ‘Esercizi Spirituali’ all’inizio del XVI secolo.
Quest’opera, a cui l’artista ha dato complessivamente il titolo Partituren (Partiture), è uno dei molti studi preparatori per “Manresa” che documentano, a differenza di altri che possiedono un’esistenza autonoma, la loro connessione con l’azione svolta e con tutto l’ampio corpo di lavoro dell’autore.
Manresa” fu tra le azioni più radicali di Beuys raffigurando pienamente l’idea di un’arte trasformativa, sia in senso personale che comunitario, risolta in una pratica artistica in grado di coinvolgere spiritualità, mitologie personali, strutture politiche, elementi simbolici.

Occhio per Occhio (Wolf Vostell, 1991 – cm 190 x 320 x 65, legno, piombo, fotografia, televisore)
…interpretare il crocefisso di Wolf Vostell: guardando dentro al costato di Gesù, nella sua ferita in simbolica concomitanza col suo cuore, si ritrova la propria immagine riflessa in un piccolo monitor. Una telecamera a circuito chiuso rende infatti in immagine il processo della preghiera, secondo cui chi guarda al cuore di Gesù, solo per questo vi entra; chi cerca Dio, solo per questo ricercare è destinato a trovarlo. E al tempo stesso, considerando l’aspetto umano di Cristo, si potrebbe connettere l’opera alla tradizione mistica soprattutto tedesca e sviluppata da Meister Eckhart, secondo cui nel fondo di qualsiasi cuore umano starebbe riflessa l’immagine di Dio. Così la tecnologia si piega alla teologia. (Angela Vettese, Carlo Cattelani: verso una nuova alleanza arte-fede, in L’arte e Dio, Silvana Editoriale, 2006)

Omaggio a Joseph Beuys (Nam June Paik) 1989 – cm 70 x 160, tecnica mista su tela serigrafata
Nam June Paik, con la performance-live Good Morning, Mr. Orwell  tenutasi il 1 gennaio 1984 -rappresentata integralmente nella Chiesa dei SS Carlo e Agata di Reggio Emilia a cura di Flag No Flags Contemporary Art nel mese di Settembre 2021 – ha dimostrato polemicamente, con grande  ottimismo di fondo – che tutte le culture del mondo, grazie alle possibilità democratiche delle nuove tecnologie, forzate dallo sguardo particolare dell’Autore, possono intrecciarsi in una città ideale di fine millennio nella quale, lungi dall’omologarsi, si esaltano reciprocamente soprattutto comunicando tra loro. Un ottimismo della volontà che in Paik – come in molti altri artisti e filosofi contemporanei – coesiste, non pacificata, con il pessimismo dell’intelligenza e con la consapevolezza dei rischi reali che corre un pianeta unificato in «Villaggio Globale» dal «Grande Fratello» tecnologico audiovisivo.
Nam June Paik accentuava nelle sue opere il tema della gioia e della fiducia nella vita ‘dipingendo’ e ‘scolpendo’ con l’utilizzo dei suoi materiali per eccellenza: la luce e l’energia. Video ed elettronica, quindi, perché vincolato idealmente come Joseph Beuys – che omaggia con il ritratto esposto – ai significati profondi delle possibilità trasformatrici insite nell’energia interiore che è in ciascuno di noi.

Chiesa SS. Carlo e Agata
Via San Carlo 1, Reggio Emilia
info@flagnoflags.org, www.flagnoflags.org
A cura di Flag No Flags Contemporary Art

Copertina: Wolf Vostell, Occhio per occhio, 1991, legno, piombo, fotografia, televisore, cm 190 x 320 x 65