Kate Dunn The Tabernacle

Kate Dunn. The Tabernacle

A plus A Gallery, Venezia

La galleria A plus A è lieta di annunciare la collaborazione con la galleria TJ Boulting di Londra, un progetto di scambio che vedrà le due gallerie ospitare l’una la mostra dell’altra nelle reciproche sedi espositive. Per il primo appuntamento a Venezia, dal 1 ottobre al 18 dicembre 2021, la TJ Boulting propone la prima personale in Italia dell’artista britannica Kate Dunn, Il Tabernacolo.
Accompagnata da una performance con musica gabber di Shoobz Darg, la mostra già presentata a giugno negli spazi della galleria inglese, comprende per l’occasione una serie di lavori inediti realizzati appositamente per Venezia.
A seguire, nel 2022, la A plus A presenterà a Londra la personale dell’artista sloveno Enej Gala.

Il Tabernacolo invita a un viaggio in tenda itinerante e senza meta tra installazioni pittoriche multisensoriali, esperite attraverso l’ottica del pharmakon della musica gabber. Facendo riferimento al tabernacolo, santuario e tenda trasportabile, luogo di comunità ma anche di conflitti, eretto nel deserto come dimora di Dio, Kate presenta ora una nuova serie di lavori associati alla musica gabber.

Se nel lavoro Skin of Light, realizzato durante il lockdown nell’estate del 2020, affrontava i nostri tentativi di raggiungere l’ascensione, il Tabernacolo tende verso un cataclismico ritorno al corpo. La musica Gabber, infatti, apparsa a Rotterdam nei primi anni ’90, è stata rapidamente adottata dai raver hardcore nella Gran Bretagna di Margaret Thatcher. E’ caratterizzata da un suono inesorabilmente veloce, forte, distorto che crea un ambiente in cui il pubblico diventa un unico corpo collettivo, venerando non il DJ ma l’esperienza stessa.
Utilizzando dei pigmenti che reagiscono ai raggi UV propri anche della cultura rave, Kate realizza dei dipinti che esistono in tre diversi stadi durante l’installazione: con la luce abituale della galleria, con quella UV e infine nell’oscurità. Con la luce UV i pigmenti si caricano, assorbono e riflettono la luce diventando essi stessi una fonte luminosa nel buio.

Il pigmento agisce come un organismo vivente, stimolando una riflessione sulla nostra stessa natura ciclica. “Mi intrigava l’idea di queste opere che ci conducono dal giorno alla notte, soprattutto perché sono essenzialmente costruite attorno a quel vuoto inaspettato e spalancato che il lockdown ha creato in me, un vuoto che prende la forma di un party. Ascoltando musica gabber nella mia stanza e durante le mie passeggiate, mi ritrovavo immediatamente in una stanza buia, con corpi sudati che mi circondavano. Mentre approfondivo ulteriormente la mia ricerca, ho scoperto il termine effervescenza collettiva, che descrive come spazi comuni quali chiese, manifestazioni e rave intensificano la nostra esperienza di unione al punto da elettrizzare questa situazione semi religiosa.”

Facendo riferimento alla pala d’altare, Kate usa l’arco gotico come struttura in cui sperimentare il gesto figurativo. “Realizzare il mio lavoro è un atto corporeo, prima ancora della pittura c’è il taglio, la levigatura e la preparazione dei pannelli. Ma più essenziale in questo processo è che quando dipingo cerco di impegnare il corpo anziché la mente”.

Kate inizia a utilizzare la forma arcuata in risposta al periodo di formazione a Firenze, dove l’arco romanico appare ovunque. Tuttavia, nel corso del tempo l’arco è diventato il simbolo di numerose iconografie, del Rinascimento e dello spazio sacro. Lo spazio è parte integrante del Tabernacolo, della tenda, storicamente uno spazio comune e temporaneo e qui il “Pharmakon”, il veleno e/o il rimedio, è concettualizzato in due modi: attraverso i nostri corpi e gli spazi in cui eravamo costretti ad abitare durante il lockdown.
Proprio in questo periodo siamo diventati fortemente consapevoli del potenziale distruttivo degli spazi; non si tratta più del tabernacolo, ma delle nostre camere da letto, delle nostre cucine che potrebbero liberarci o distruggerci, con un’unica via d’uscita: un ritorno definitivo al corpo.

“Quando ho cominciato il lavoro del Tabernacolo ero ancora entusiasta nell’attesa del momento in cui sarei stata in grado di uscire, sudare e festeggiare di nuovo. Ma quando a Londra il lockdown si è allentato e la mia mostra è stata inaugurata, ho scoperto di non essere pronta. Confrontarmi con tutto ciò su cui avevo fantasticato, mi risultava insostenibile. Pensavo di essere preparata a diventare una cavia, ma il mio cuore ha avuto un’accelerazione alla vista della pista da ballo. I nuovi lavori realizzati per Venezia parlano delle feste che abbiamo perso, del desiderio di essere pronti e del tempo che ci vorrà per arrivarci. Riprendendo l’uso dell’arco gotico, una struttura carpita ai trafori dell’architettura gotica veneziana, come l’arco a sesto acuto e il quadrifoglio, i nuovi dipinti rispecchiano il dolore di essere parte di un corpo collettivo e la spinta di un’intensità in cui essere nel mio stesso corpo è sufficiente.”

A plus A Gallery
Calle Malipiero, San Marco 3073, Venezia
+39 041 2770466, info@aplusa.it, aplusa.it
Orari: martedì – sabato 11 – 18
Ingresso gratuito