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Kendell Geers. OrnAmenTum’EtKriMen

M77 Gallery, Milano

A cura di Danilo Eccher

M77 presenta OrnAmenTum’EtKriMen, personale dell’artista e attivista sudafricano Kendell Geers (Johannesburg, 1968) a cura di Danilo Eccher, aperta al pubblico da lunedì 21 settembre a sabato 30 gennaio 2021.

Europeo di origine, africano di nascita, Kendell Geers si definisce animista e mistico, sciamano e alchimista, punk e poeta. Impegnato nella lotta contro l’apartheid sin dall’adolescenza, Geers ha usato la sua esperienza di rivoluzionario per sviluppare un approccio psico-socio-politico in cui etica ed estetica sono viste come due facce della stessa medaglia che ruota sul grande tavolo della storia. Nelle sue mani la vasta narrativa dell’arte e i linguaggi del potere vengono messi in discussione, i codici ideologici interrotti, le aspettative deluse e i sistemi di convinzione e fede trasformati in canoni estetici.

Le contraddizioni intrinseche all’identità dell’artista sono incarnate nel suo lavoro. Le sue opere coniugano storia personale e politica, poesia e miseria, violenza e tensione erotica. Geers lavora con vari media e tecniche che vanno da oggetti di uso comune e installazioni di larga scala all’uso di neon sconfinando nella performance e nel video.

Il titolo della mostra OrnAmenTum’EtKrimMen si basa sul saggio del 1908 Ornamento e Crimine dell’architetto austriaco Adolf Loos, pioniere dell’architettura moderna che condannò le decorazioni sulle facciate degli edifici come un eccesso inutile, persino pericoloso, guidando il corso dell’architettura verso il concetto di funzionalità. Per M77, Geers abbraccia l’eredità culturale di Loos interrogando i linguaggi del minimalismo e il modello della galleria “white cube”, gettando l’estetica contro un muro di mattoni e frammenti di etica infranta.

Attraverso una selezione di opere storiche, la più recente produzione e installazioni site-specific progettate per interagire con gli interni della galleria, l’artista crea un itinerario in cui la giustapposizione di materiali diversi e il forte impatto creato dal suo sapiente uso di colori e motivi danno origine a una serie di riferimenti incrociati e contrasti intesi a minare le credenze care all’osservatore, consapevolmente o inconsciamente immerso in un ambiente che è sì attraente ma che si dimostra in realtà inospitale e potenzialmente pericoloso.

La mostra si apre con un’imponente installazione site-specific, Hanging Piece del 1993, in cui pesanti mattoni di argilla pendono dal soffitto sospesi da cappi realizzati con delle corde rosse. Il mattone, icona del movimento minimalista, si trasforma in umoristico patibolo per un archetipico imbroglione. Il visitatore è invitato a farsi strada attraverso la pioggia di mattoni, in uno spazio scandito da tre profetiche insegne al neon del 2003, che illuminano ad intermittenza le parole DANGER TERROR BORDER (PERICOLO TERRORE CONFINE). La prima lettera di ogni neon si accende e si spegne e le parole si trasformano in ANGER ERROR ORDER (RABBIA ERRORE ORDINE). L’effetto già estremamente straniante dell’installazione complessiva è amplificato da un pavimento specchiante che raddoppia l’esperienza sospendendola in uno stato surreale quasi onirico dove ciò che “è sopra” cambia per diventare ciò che “è sotto”.

La personale dell’artista sudafricano procede quindi con la sua ultima produzione: stampe lenticolari, fotografie di fiori e piante, dipinti di nature morte e sculture. Qui la sensazione di alienazione si rinnova attraverso una carta da parati site-specific e la sensazione di pericolo viene rafforzata dall’uso di frammenti di vetri rotti, minacciosi ma esteticamente affascinanti, che rimandano al suo iconico “Autoritratto” del 1995, una bottiglia rotta di birra Heineken.

«OrnAmenTum’EtKriMen è una risurrezione dello spirito attraverso l’invocazione della natura, un’invocazione potente sul tema dell’amore attraverso la mediazione della natura morta. I fiori recisi della tradizione pittorica classica potrebbero infatti essere il simbolo più preciso dei nostri tempi. I fiori sono stati tagliati dalle loro radici e sono sostenuti, solo per un breve momento, dall’acqua nel loro vaso. La loro bellezza risiede nella loro fragilità, ancora viva ma allo stesso tempo morente.» dichiara l’artista.

Geers capovolge completamente il linguaggio tipico delle nature morte dell’arte tradizionale olandese con una svolta espressionista/concettuale: i fiori recisi vengono incorniciati sullo sfondo del cambiamento climatico e della proliferazione delle frontiere e dei confini sociali.

Descrivendosi come un AniMistAktivista, l’artista intreccia tradizione animistica e sciamanica col misticismo alchemico in un attivismo senza limiti. In segno di protesta contro il materialismo della nostra epoca dominata dal pregiudizio economico e dall’opportunismo politico, propone un’arte di trasformazione spirituale. Geers crede che l’arte detenga la chiave per le difficili domande sulla guarigione e che sia una pratica esoterica dove l’opera non è altro che un talismano. Il suo studio è la sua eterotopia, uno spazio separato dalla realtà nel quale è in grado di incanalare lo spirito nella forma, dove il verbo si fa carne, un sogno si manifesta ed all’inquietante silenzio senza forma viene data una voce per cantare. Per lui creare una grande opera d’arte è più di un processo fisico poiché quando guardiamo una grande opera d’arte, quell’opera d’arte ci guarda a sua volta, è viva – ha uno spirito.

OrnAmenTum’EtKriMen è una chiamata alle armi. Ma, al posto dei proiettili, l’amore che come l’arte è un’arma di trasformazione: «L’arte cambia il mondo – una percezione alla volta».

La mostra è accompagnata da un catalogo in cui il curatore Danilo Eccher dialoga con l’artista.

Nato a Johannesburg all’apice dell’apartheid in una famiglia di Boeri della classe operaia, Kendell Geers è cresciuto nella consapevolezza che la sua educazione morale, spirituale e culturale si basava su bugie razziste. Scappato di casa a quindici anni, ha compiuto su sé stesso un’operazione artistica decidendo di spostare la sua data di nascita al maggio 1968.
Geers partecipa ai movimenti contro l’apartheid e fugge dal regime militare che lo aveva condannato a sei anni di detenzione, raggiungendo Londra nel 1988 come rifugiato politico. Nel 1989 si trasferisce a New York, dove trova impiego come assistente a tempo pieno di Richard Prince. Dopo il rilascio di Nelson Mandela, Geers torna in Sudafrica nel 1990 per aiutare a costruire la nuova democrazia.
Come artista, curatore, musicista, designer e scrittore, Geers lavora senza accettare compromessi. Nella convinzione che l’arte sia tanto politica quanto spirituale, la sua multiforme pratica è irriducibile a mode o cliché. L’energia grezza di un atteggiamento punk si fonde con la filosofia viscerale visionaria di poeti come Rimbaud, Blake e Burroughs in un misterioso cocktail di contrasti inaspettati. Dai primi anni Novanta, Geers ha preso parte a diverse esposizioni, tra cui: The Street. Where the world is made e Road to Justice, al MAXXI (Roma, 2018 e 2017); Documenta (2017 e 2002); La Biennale di Venezia (2017 e 2007); Shanghai Biennale (2016); Punk. Its Traces in Contemporary Art al MACBA (Barcellona, 2016); Contemporary Art from the Centre Pompidou a Haus der Kunst (Monaco, 2016); INSERT 2014 all’Indira Gandhi National Centre for the Arts (Delhi, 2014); The Luminous Interval al Guggenheim Museum (Bilbao, 2011); e la Bienal de São Paulo (2010).

Kendell Geers, TW (I.N.R.I.) 204 (1995) – Chevron tape on lost object (unique), cm 61×36×10. Courtesy of the artist and M77

M77 presents OrnAmenTum’EtKrimMen a solo show by South African artist and activist Kendell Geers (Johannesburg, 1968) curated by Danilo Eccher, open to the public from Monday 21 September 2020 to Saturday 30 January 2021.

European by descent, African by birth, Kendell Geers defines himself as both animist and mystic, shaman and alchemist, punk and poet. Committed to the fight against apartheid from a very young age, Geers used his experience as a revolutionary to develop a psycho-socio-political approach in which ethics and aesthetics are viewed as two sides of the same coin spinning on the giant table of history. In his hands, the vast narrative of art is brought into question, the languages of power and ideological codes are disrupted, expectations dashed, and systems of belief are transformed into aesthetic canons.

The contradictions that are intrinsic to the artist’s identity are embodied in his work. His pieces combine personal with political, poetry with misery, violence with erotic tension. Geers works in various media and techniques, ranging from everyday objects to large-scale installations, and comprising the use of neon, performance and video.

The exhibition’s title  is based on OrnAmenTum’EtKrimMen the 1908 essay  Ornament and Crime by Austrian architect Adolf Loos, pioneer of modern architecture who condemned the decorations on the façades of buildings as a useless, even dangerous excess, steering the course of architecture towards the concept of functionality. For M77, Geers embraces Loos’ cultural heritage by interrogating the languages of Mini- malism and the model of gallery white cube, throwing aesthetics against the brick wall of experienced and shards of broken ethics.

Through a selection of historic pieces, his newest production and site-specific installations designed to interact with the gallery’s interiors, the artist creates an itinerary in which the juxtaposition of differ- ent materials and the powerful impact created by his use of colour and pattern give rise to a series of cross-references and contrasts intended to threaten the cherished beliefs of the observer, consciously or unconsciously immersed in a setting that is indeed attractive but that is in fact inhospitable and potentially dangerous.

The exhibition opens with an impactful site-specific installation Hanging Piece, 1993, in which heavy clay bricks hang from the ceiling suspended on nooses made from red rope. The brick and icon of the Minimalist movement is transformed into a gallows humour of the archetypal trickster. The visitor is invited to make their way through the rain of bricks punctuated by three prophetic neon signs from 2003, that flicker the words DANGER TERROR BORDER. The first letter sparks and then turns off and the words transform into ANGER ERROR ORDER. The already extremely estranging effect of the overall installation is amplified by a mirroring floor which doubles the experience while suspending it in a surreal almost dream-like state and “as Above” shifts to become “as Below”.

The South African artist’s solo show transitions then to his new production – lenticular prints with double meanings, photographs of flowers and plants that are like the scars and wounds of our nature in protest and the still life paintings that heighten the experience of a world spinning in every direction. Here the sensation of alienation is renewed by means of a site-specific wallpaper and wall painting, and the feeling of danger is reinforced by his use of menacing yet aesthetically charged shards of broken glass. The broken glass is reminiscent of his iconic 1995 Self Portrait, a broken bottle of Heineken beer.

«OrnAmenTum’EtKrimMen is a resurrection of spirit through an invocation of nature, a powerful invocation on the subject of love through the agency of still life painting. The cut flowers of the classic still life painting tradition might be the most precise symbol of our times. The flowers have been severed from their roots and are sustained, only for brief moment, by the water in their vase. Their beauty lies in their fragility, still alive and yet dying simultaneously.» says the artist.

Geers flips the Dutch art historical language upon its head with a conceptual-expressionist twist and the cut flowers are framed against the backdrop of climate change and the proliferation of borders and social boundaries. Describing himself as an AniMystikAktivist, he weaves together animistic and shamanic tradition with alchemical mysticism in an unbridled activism. In protest against the materialism of our age ruled by economic prejudice and political expedience, the artist proposes an art of spiritual transformation. He believes that Art holds the key to the difficult questions of healing. He believes art is an esoteric practice and the work of art is nothing less than a talisman. His studio is his heterotopia, a space set aside from reality in which he is able to channel spirit into form, a word is made flesh, a dream manifest and formless uncanny silence given a voice to sing. To him creating a great work of art is more than a physical process because when you look at a great work of art, that work of art looks right back at you for it is alive – with a spirit.

OrnAmenTum’EtKrimMen is a call to arms, but instead of bullets, love, like art, is a weapon of transformation because “« Art Changes the World – One Perception at a Time ».

The exhibition is accompanied by a catalogue where the curator Danilo Eccher is in dialogue with the artist.

Born in Johannesburg into a working-class Afrikaans family during the height of apartheid, Kendell Geers grew up realizing that his moral, spiritual and cultural education was based on racist lies. He ran away from home at the age of fifteen, and performed an artistic operation on himself by deciding to change his date of birth to May 1968.
Fighting a Crime Against Humanity on the front lines of activism and protest, he fled from the military regime which had sentenced him to six years imprisonment, reaching London in 1988 as a political refugee. In 1989 he moved on to New York where he found employ as Richard Prince’s full-time assistant. Following the release of Nelson Mandela, Geers returned to South Africa in 1990 to help build the new democracy.
As an artist, curator, musician, designer and writer, Geers works without compromising. In the belief that art is both political and spiritual, his multi-faceted practice cannot be categorized in terms of trends, clichés or fashion. The raw energy of a punk attitude blends with the visceral visionary philosophy of poets like Rimbaud, Blake and Burroughs in a mysterious cocktail of unexpected contrasts.
From the early 1990’s, Geers has taken part in many exhibitions world-wide, including The Street. Where the world is made and Road to Justice at MAXXI (Rome, 2018 and 2017); Documenta (2017 and 2002); the Venice Biennial (2017 and 2007); Shanghai Biennial (2016); Punk. Its Traces in Contemporary Art at MACBA (Barcelona, 2016); Contemporary Art from the Centre Pompidou at Haus der Kunst (Munich, 2016); INSERT 2014 at the Indira Gandhi National Centre for the Arts (Delhi, 2014); The Luminous Interval at the Guggen-heim Museum (Bilbao, 2011); and the Bienal de São Paulo (2010).

M77 Gallery
Via Mecenate 77, Milano
(+39) 02 87225502, info@m77gallery.com, www.m77gallery.com
Orari: martedì – sabato 11:00 – 19:00
Ingresso gratuito