A poco più di quattro anni dalla sua apertura, la galleria arricchisce il suo programma con un nuovo spazio. Situato nello storico quartiere di San Lorenzo, sarà un luogo dedicato alla ricerca e al dialogo, con lo sguardo sempre rivolto alla scena internazionale.
E’ prevista per il 18 ottobre l’inaugurazione della nuova sede romana della galleria MONTI8, che ha deciso di affiancare all’attività dello spazio espositivo esistente un progetto che vuole instaurare un dialogo con la capitale.
La proposta di MONTI8 alterna artisti up and coming ad artisti emergenti, spesso ospitandone la mostra di debutto. Lo scouting è da sempre il cuore del concept dietro la galleria, che dalla sua apertura ha portato in Italia, per la prima volta, artisti come Tahnee Lonsdale, Ana Segovia, Vojtech Kovarik, Veronica Fernandez, e ancora Diane Dal-Pra ed Henry Curchod, artisti ancora giovani ma ormai molto richiesti e noti nel panorama dell’arte contemporanea internazionale.
La nuova sede della capitale aprirà le sue porte a via dei Reti 1/A, nell’affascinante quartiere di San Lorenzo che ormai ospita diverse gallerie e studi d’artista. Uno spazio dalle piccole dimensioni che avrà il carattere di una project room, in cui presentare principalmente personali, appositamente pensate per il luogo e per la città.
Sarà anche un’occasione per creare una connessione con lo spazio “storico” della galleria, che sarà ancora attivo e con cui spesso la nuova sede condividerà delle mostre. E’ il caso dell’evento inaugurale, che vede il debutto europeo di Kiwha Lee, artista coreano-americana che vive e lavora a New York. Nella sede romana, MONTI8 porterà una selezione di opere che saranno in contiuità con la mostra più grande e articolata allestita nella sede di Latina e intitolata Reverse Universe.
«La pittura di Kiwha – suggerisce nel suo testo critico Lorenzo Madaro, curatore e docente di Storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano – sorveglia al proprio interno strati di memorie antiche, rimeditate attraverso nuove consapevolezze, sia formali che concettuali. Conscia della cultura millenaria di un Oriente sognato e vissuto, tramandato e poi osservato anche a distanza dal suo attuale osservatorio di New York, oggi l’artista ha portato a una fase ulteriore il proprio percorso di investigazione nell’ambito dell’astrazione, inglobando in maniera compiuta all’interno della superficie dei suoi dipinti specifiche stratificazioni di segni che restituiscono geometrie, giochi dialettici tra pieni e vuoti e riferimenti all’estetica dei tessuti e delle antiche stampe orientali.
Cosa porta con sé un’artista che ha esplorato le atmosfere di un mondo altro, oggi completamente stravolto da un approccio globalizzato che tende a uniformare le attitudini e a cancellare la memoria di un passato remoto? Kiwha Lee ci fa comprendere che la pittura è un mezzo di trasmissione verso il futuro di un ricordo da custodire, ma senza inciampare in un gusto pedissequo da reliquiario immobile; le geometrie e le decorazioni che ornano le architetture e gli oggetti di un proprio Oriente qui vengono evocate e poi ripensate con la lente d’ingrandimento dell’astrazione. L’opera diviene così una superficie che assomiglia a un tessuto che porta con sé il ricordo attivo di ciò che al proprio interno custodisce. È la stessa artista a dichiarare di voler riflettere anche su un tema specifico, ovvero sulla percezione del mondo orientale nella pittura degli uomini artisti del secolo scorso, in particolar modo Matisse: lei idealmente dialoga con questa egemonia di un mondo oggi lontanissimo, ma che persiste nei musei e nei luoghi dell’arte moderna.
C’è un fattore – prosegue Lorenzo Madaro nel suo testo critico in mostra – che sintetizza con efficacia il senso profondo del lavoro dell’artista coreana, ovvero la persistente ricerca della luce. La luce che penetra le architetture e i luoghi del quotidiano e del sacro della sua terra; quella che ha ispirato il cinema ma anche – da sempre – l’artigianato, che ha coinvolto la luce come elemento portante di esso. E la luce che sfonda le superfici dei suoi dipinti facendoci scorgere dettagli, suggerendoci particolari di pittura che sembra quasi ricamata con ago e filo e che invece fa emergere Kiwha Lee come un’artista che agisce nelle pieghe proprie del linguaggio, in un discorso che è anche interno alla pittura stessa e alle sue declinazioni».
L’inaugurazione del nuovo spazio è fissata per venerdì 18 ottobre dalle 18 alle 21. La mostra sarà visitabile fino al 20 novembre.
MONTI8
Via dei Reti 1/A
info@monti8.com, monti8.com, 333 4056596
Orari: giovedì e venerdi dalle 15 alle 18 e su appuntamento
Ingresso gratuito
Cover: Transcultural Imagination, 2024, 137×112 cm 54×44 inches
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Kiwha Lee. Reverse Universe
Testo a cura di Lorenzo Madaro
A poco più di quattro anni dalla sua apertura, la galleria arricchisce il suo programma con un nuovo spazio. Situato nello storico quartiere di San Lorenzo, sarà un luogo dedicato alla ricerca e al dialogo, con lo sguardo sempre rivolto alla scena internazionale.
E’ prevista per il 18 ottobre l’inaugurazione della nuova sede romana della galleria MONTI8, che ha deciso di affiancare all’attività dello spazio espositivo esistente un progetto che vuole instaurare un dialogo con la capitale.
La proposta di MONTI8 alterna artisti up and coming ad artisti emergenti, spesso ospitandone la mostra di debutto. Lo scouting è da sempre il cuore del concept dietro la galleria, che dalla sua apertura ha portato in Italia, per la prima volta, artisti come Tahnee Lonsdale, Ana Segovia, Vojtech Kovarik, Veronica Fernandez, e ancora Diane Dal-Pra ed Henry Curchod, artisti ancora giovani ma ormai molto richiesti e noti nel panorama dell’arte contemporanea internazionale.
La nuova sede della capitale aprirà le sue porte a via dei Reti 1/A, nell’affascinante quartiere di San Lorenzo che ormai ospita diverse gallerie e studi d’artista. Uno spazio dalle piccole dimensioni che avrà il carattere di una project room, in cui presentare principalmente personali, appositamente pensate per il luogo e per la città.
Sarà anche un’occasione per creare una connessione con lo spazio “storico” della galleria, che sarà ancora attivo e con cui spesso la nuova sede condividerà delle mostre. E’ il caso dell’evento inaugurale, che vede il debutto europeo di Kiwha Lee, artista coreano-americana che vive e lavora a New York. Nella sede romana, MONTI8 porterà una selezione di opere che saranno in contiuità con la mostra più grande e articolata allestita nella sede di Latina e intitolata Reverse Universe.
«La pittura di Kiwha – suggerisce nel suo testo critico Lorenzo Madaro, curatore e docente di Storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano – sorveglia al proprio interno strati di memorie antiche, rimeditate attraverso nuove consapevolezze, sia formali che concettuali. Conscia della cultura millenaria di un Oriente sognato e vissuto, tramandato e poi osservato anche a distanza dal suo attuale osservatorio di New York, oggi l’artista ha portato a una fase ulteriore il proprio percorso di investigazione nell’ambito dell’astrazione, inglobando in maniera compiuta all’interno della superficie dei suoi dipinti specifiche stratificazioni di segni che restituiscono geometrie, giochi dialettici tra pieni e vuoti e riferimenti all’estetica dei tessuti e delle antiche stampe orientali.
Cosa porta con sé un’artista che ha esplorato le atmosfere di un mondo altro, oggi completamente stravolto da un approccio globalizzato che tende a uniformare le attitudini e a cancellare la memoria di un passato remoto? Kiwha Lee ci fa comprendere che la pittura è un mezzo di trasmissione verso il futuro di un ricordo da custodire, ma senza inciampare in un gusto pedissequo da reliquiario immobile; le geometrie e le decorazioni che ornano le architetture e gli oggetti di un proprio Oriente qui vengono evocate e poi ripensate con la lente d’ingrandimento dell’astrazione. L’opera diviene così una superficie che assomiglia a un tessuto che porta con sé il ricordo attivo di ciò che al proprio interno custodisce. È la stessa artista a dichiarare di voler riflettere anche su un tema specifico, ovvero sulla percezione del mondo orientale nella pittura degli uomini artisti del secolo scorso, in particolar modo Matisse: lei idealmente dialoga con questa egemonia di un mondo oggi lontanissimo, ma che persiste nei musei e nei luoghi dell’arte moderna.
C’è un fattore – prosegue Lorenzo Madaro nel suo testo critico in mostra – che sintetizza con efficacia il senso profondo del lavoro dell’artista coreana, ovvero la persistente ricerca della luce. La luce che penetra le architetture e i luoghi del quotidiano e del sacro della sua terra; quella che ha ispirato il cinema ma anche – da sempre – l’artigianato, che ha coinvolto la luce come elemento portante di esso. E la luce che sfonda le superfici dei suoi dipinti facendoci scorgere dettagli, suggerendoci particolari di pittura che sembra quasi ricamata con ago e filo e che invece fa emergere Kiwha Lee come un’artista che agisce nelle pieghe proprie del linguaggio, in un discorso che è anche interno alla pittura stessa e alle sue declinazioni».
L’inaugurazione del nuovo spazio è fissata per venerdì 18 ottobre dalle 18 alle 21. La mostra sarà visitabile fino al 20 novembre.
MONTI8
Via dei Reti 1/A
info@monti8.com, monti8.com, 333 4056596
Orari: giovedì e venerdi dalle 15 alle 18 e su appuntamento
Ingresso gratuito
Cover: Transcultural Imagination, 2024, 137×112 cm 54×44 inches
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