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Michael A. Robinson. Somma

Michael A. Robinson. Somma

DISPLAY, Parma

A cura di Ilaria Monti

Somma, progetto site-specific dell’artista Michael A. Robinson, propone una riflessione sul potere delle immagini di generare realtà intelligibili e forme di comunicazione iconica simili a quella testuale, partendo da alcune questioni chiave che interessano la circolazione e trasmissione dei media visivi e la loro iper-connessione con lo spazio fisico e digitale.

L’installazione è costituita da sculture metalliche sospese e luci a led ed è progettata a partire dagli stimoli suggeriti dal nome e dall’entità dello spazio espositivo, DISPLAY. Come espresso nel titolo, la somma delle diverse componenti dell’installazione genera per l’artista una sola immagine che, come su uno schermo, risulta dall’aggregazione di più elementi. L’opera è dunque concepita per essere un’immagine puramente astratta dove gli oggetti metallici, la luce e i suoi riflessi instaurano un dialogo reciproco come utilizzando un proprio alfabeto – il linguaggio universale delle forme e delle corrispondenze. Così, come qualsiasi immagine all’interno di un monitor, l’installazione intende trasmettere codici e informazioni che visualizzano e raccontano la relazione dell’opera con lo spazio e il modo in cui questo è ri-configurato dalle sue qualità formali, fino al momento della ricezione in cui l’osservatore è chiamato ad astrarre un messaggio, un’immagine dall’opera.

La mostra prende le mosse da alcune riflessioni del critico americano David Joselit contenute nel saggio After Art (2012) : cosa genera davvero significato in una mostra, il lavoro dell’artista, il testo di un curatore, o i meccanismi di ri-formulazione e ricezione del pubblico? In particolare, Joselit proponeva un nuovo statuto dell’immagine nell’era digitale, individuando e analizzando le pratiche artistiche basate su processi simili a quelli informatici: archiviazione, ricezione, formattazione e manipolazione di dati esistenti e poi trasformati in qualcosa di nuovo, che il critico definisce “format”. A fronte di queste nuove modalità di creazione, gli artisti sono assimilati a motori di ricerca umani, potendo attingere ad un bacino illimitato di significati, oggetti e stimoli visivi che di volta in volta vengono ricontestualizzati e riformulati nell’opera-format. Per Joselit, a prescindere dal medium, l’opera d’arte nell’era della tecnologia digitale è un pattern, uno schema costruito a partire da una compulsiva accumulazione visiva. Così, il vero statuto dell’opera non può corrispondere più a qualità estetiche o a criteri di unicità, quanto piuttosto alla rete di relazioni ed esperienze tessute dall’artista e strettamente dipendenti dalle circostanze – geografiche, istituzionali, economiche, in cui l’opera di fatto esiste e da cui viene messa in circolazione.

Sulla scorta delle considerazioni di Joselit sulla proliferazione massiva delle immagini e sul concetto di format come aggregato di diversi riferimenti, Robinson riflette sulle possibilità di individuazione di un significato più profondo. La sua installazione, allora, diventa una specie di macchinario per la visione, in cui forme e luci costruiscono un universo privo di ulteriori contenuti, qualcosa che supera anche l’esigenza di soggettività e l’autorialità del gesto artistico. Somma è un sistema di forme interconnesse che invitano l’occhio alla ricerca del significato più esteso di un’opera, quello che giace sul fondo prima che altri contenuti stratifichino e, come nel rapporto tra parola e punteggiatura in un testo, emerge nel rapporto tra linee e discontinuità formali.

Michael A. Robinson vive e lavora a Montreal. Artista multidisciplinare, realizza principalmente installazioni, disegni, calchi e opere basate sull’utilizzo di immagini. Negli ultimi anni ha esplorato tematiche relative al gesto artistico e alle sue manifestazioni, nonché al ruolo dell’artista nelle dinamiche convenzionali del sistema dell’arte.
Tra le mostre personali recenti, The Shape of This is the Shape of That, Shazar Gallery, Napoli, 2022, When There is no Art to see, Art sees You, Super Bien, Berlin, 2021, The Object as Evidence, SL Gallery, New York, 2019, The Gift of Oblivion, Galerie Diagonale, Montreal, 2018 e Either/And, che è stata presentata ad ArtHelix, Brooklyn, New York nel 2016. Le mostre collettive includono Spring Break Art Show NYC, 2020, Other Worlds, Washington Project for the Arts, Washington D.C., 2016 e Diphthong, Shirley Fiterman Gallery, New York, 2015. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private, tra cui il Museé d’Art Contemporain de Montreal (MAC), il Musée nationale des beaux-arts du Québec e la Canada Council Art Bank.


Somma, the latest site-specific project by artist Michael A. Robinson, focuses on the power of images to create intelligible realities and forms of iconic communication alternative to the text-based one, also taking a look at recent critical issues about circulation and transmission of visual media and their hyper-connection to physical and digital space .

The installation consists in hanging metal sculptures and led lights on the wall and it is designed starting from some hints the artist got from the exhibition space DISPLAY. As the title suggests, the sum of the different elements of the installation is meant to create one synthetic image, which is the same principle whereby digital images are made and then transmitted on display. Therefore, Robinson conceives his work as a pure abstract image in which materials, light and its reflections establish their own dialogue with their own alphabet – the universal language of forms. Thus, the installation tries to transmit visual poetics and codes just like monitors transmits visual information, it tells how the work exists on-site and how it re-configures the space with its formal features, until a viewer will finally pull an image, a message out of the work.

The artist aims to raise a fundamental question which takes its cue from American art critique David Joselit’s essay After Art (2012): what does generate meanings in an exhibition, the artists’ work, the way it is told by art curators or the way it is constantly reframed by the public? A key reference in Robinson’s project, Joselit had especially described how the existence of images in the digital and technological realm has spurred new strategies of making art, which are based on manipulating, archiving, capturing, and reformatting already existing contents then transformed into something new, which he defines “format”.  According to these new creation processes, artists act like human search engine, they have on their disposal an infinite storage of meanings, objects and images to reshape a work of art as a format, that is an intelligible pattern. In this sense, the work, no matter what its medium may be, is the result of a compulsive visual accumulation, and the status of a work of art does no longer respond to aesthetic qualities or to uniqueness criteria, but to a network of relations and experiences established by the artist and related to diverse circumstances – geographical, institutional, economic – in which the artwork is placed and put into circulation.

In the wake of Joselit’s consideration about the hyper-proliferation of images and about the concept of format as aggregation of different information, Robinson explores the possibilities to capture the deepest sense of a work. His installation functions like a visual machine where shapes and lights build up a contentless universe, something beyond the subjectivity and the artist gesture. Somma is a system of interrelated forms which invites the viewer to find the most profound meaning of the work, that is what lies behind every image, before any further content, and just like a text with its words and punctuation, it can reveal itself through formal lines and disruption.

Michael A. Robinson lives and works in Montreal. Michael is a multidisciplinary artist, producer of sculptural installations, drawings, cast works, and image based works. In recent years, his projects have examined the creative gesture, its conditions of emergence, and the position of the artist in face of art world conventions.
Recent solo exhibitions include: The Shape of This is the Shape of That, Shazar Gallery, Naples, Italy, 2022, When There is no Art to see, Art sees You, Super Bien, Berlin, 2021, The Object as Evidence, SL Gallery, New York, 2019, The Gift of Oblivion, Galerie Diagonale, Montreal, 2018, and Either/And, which was presented at ArtHelix, Brooklyn, New York in 2016. Group shows include Spring BreakArt Show NYC, 2020, Other Worlds, Washington Project for the Arts, Washington D.C., 2016 and Diphthong, Shirley Fiterman Gallery, New York, 2015. His works are part of numerous public and private collections, including the Museé d’art contemporain de Montreal (MAC), the Musée nationale des beaux-arts du Québec, and the Canada Council Art Bank.

DISPLAY
Vicolo al Leon d’Oro 4/A, Parma
338 364 0505, hello@spaziodisplay.com, www.spaziodisplay.com
Orari: su appuntamento
Ingresso gratuito