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Monochromacolor. Il monocromo come orizzonte del ritorno del significante

Monochromacolor. Il monocromo come orizzonte del ritorno del significante

Studio Campo Boario, Roma

Ak2deru, Luigi Battisti, DAP-D’Alfonso Perla, Ysabel Dehais, Nina Eaton, Adele Lotito, Rita Mandolini, Claudia Quintieri, Silvia Stucky, Roberto Vignoli
A cura di Alberto D’Amico e Roberta Melasecca

Martedì 25 ottobre alle ore 18.00 inaugura a Roma la mostra Monochromacolor presso lo Studio Campo Boario in viale del Campo Boario, 4/A.

Il progetto espositivo, ideato e curato da Alberto D’Amico e Roberta Melasecca, prevede di presentare unicamente opere monocromatiche, come riflessione sulla luce e sulla soggettività. Si vuole in questo modo destabilizzare il concetto di limite, di scelta, per spingere oltre la questione del libero arbitrio artistico.

Artisti che partecipano all’evento: Ak2deru, Luigi Battisti, DAP-D’Alfonso Perla, Ysabel Dehais, Nina Eaton, Adele Lotito, Rita Mandolini, Claudia Quintieri, Silvia Stucky, Roberto Vignoli.

In fisica, la luce monocromatica è una radiazione elettromagnetica di una singola frequenza. Nel senso fisico, nessuna sorgente di radiazione elettromagnetica è puramente monocromatica, in ambito artistico invece l’utilizzo del concetto del monocromo si diffuse fra le avanguardie del dopoguerra, da Yves Klein alla Minimal Art. Piero Manzoni identificò il monocromo di Klein con l’achrome. Nel 1960 in Germania viene allestita un’esposizione internazionale dal titolo Monochrome Malerei. Il curatore Udo Kultermann nel catalogo scrive: “I quadri non sono che colore: il rosso, il bianco, il nero, il giallo e l’azzurro sono indifferenziati, puri e senza limiti”. È la mostra dedicata agli artisti che esplorano la potenza di un solo colore, che si allontanano sia dal realismo che dall’astrazione lasciando la scena ad un unico elemento.

La secolare sfida tra Linea e Colore, nata nel Cinquecento ad opera di Giorgio Vasari, che metteva a confronto i coloristi veneti e il mirabile disegno dei fiorentini con l’Impressionismo, aveva visto per la prima volta nella storia l’ago della bilancia tendere dalla parte del colore ma sarà Kasimir Malevic a voler creare per primo un’opera che fosse puro significante. aggiungendo l’apice con il Quadrato bianco su sfondo bianco che fluttua alle soglie della visibilità, continuando questa ricerca fino a dipingere infine una tela completamente bianca.

La mostra Monochromacolor si inserisce in un progetto più ampio di riflessione corale sulle diverse teorie del colore. L’idea è quella di mettere a confronto le diverse teorie che si sono avvicendate negli ultimi secoli, da Newton e Goethe in poi, per arrivare ad Arnheim, Wittgenstein, Itten, Eisenstein. Si prevede la ricerca di studiosi che hanno affrontato il tema o che siano disposti a impegnarsi in tal senso. Sono previste conferenze, proiezioni, incontri e tavole rotonde.

Verranno invitati studiosi di diverse discipline a esporre le principali teorie, a volte complementari e altre in contraddizione tra loro. Gli incontri prevedono infatti dei dialoghi tra due studiosi che esporranno due teorie o argomentazioni di due autori. (Newton – Goethe; Itten – Kandinskij; Arnheim – Lusher; Ejzenstejn – Hitchcock).

Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 4a, Roma
Rome Art Week 2022