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Nélida Mendoza. Briznas

Nélida Mendoza. Briznas

On the Contemporary, Catania

Testo di Lorenzo Madaro

Sabato 10 dicembre alle ore 18:00, On the Contemporary, spazio di verifica del contemporaneo ideato e condotto da Anna Guillot con sede a Catania nel cortile del seicentesco Palazzo Manganelli, presenterà “Briznas”, la seconda parte del progetto di Nélida Mendoza “Colgando Paisajes/Briznas”.

Si tratta di un intervento concepito dall’artista ad hoc per On the Contemporary, di un allestimento in forma di installazione che fa seguito ad un primo momento del progetto ideato da Mendoza in collaborazione con la critica d’arte e curatrice Costanza Meli, progetto previsto tra America Latina ed Europa e presentato in prima istanza nel 2016, presso il CAV/Museo del Barro ad Asuncion, Paraguay.

Nella prima fase, come nella presente occasione, “Colgando Paisajes/Briznas” si era posto come momento di riflessione e come dialogo sul rapporto tra scultura, paesaggio e identità. Ma se, allora, i disegni rappresentavano – come scriveva Meli – «l’immagine imprendibile di un paesaggio appeso, in cui tutto si tiene, ma nulla si unisce», “Briznas”, le installazioni, traducevano, e traducono oggi, «questo universo visivo e sensoriale nella materialità e nei colori della stoffa».

Allora come ora si tratta di «tessuti cuciti insieme che compongono singole visioni, come sguardi prolungati in cui si condensano la profondità e la luce, ma anche voci e suoni di un paesaggio ad alta risoluzione. Queste forme hanno contorni, peso e consistenza, ma possono oscillare, nascondersi a vicenda, esibendo la loro parzialità».

Nella passata occasione, la curatrice Meli, specialista in pratiche artistiche partecipative, forniva una ulteriore chiave di lettura alle installazioni di Nélida Mendoza. Ne si riporta il testo poiché lo si ritiene utile anche al fine di cogliere il vissuto sotteso all’operazione odierna.
«Nell’esperienza recente svolta da Nelida Mendoza, durante la residenza presso l’EAC di Montevideo, come vincitrice del Premio MERCOSUR 2016, questa narrazione si è arricchita grazie all’incontro con le donne, donne ex prigioniere politiche nel carcere di Punta de Rieles (Montevideo), durante l’ultima dittatura in Uruguay. La relazione dell’artista con questa realtà è avvenuta, ancora una volta, attraverso un tessuto che è al contempo dato concreto e metafora di una relazione che prosegue nel tempo, attraverso una memoria di un paesaggio che non può essere rimosso. Il dono della stoffa, in questo caso, si complica di storie individuali e vissute in prima persona, come l’esperienza del carcere e della vita al suo interno. Nel racconto di una di esse, Nibia, questa vita si articola attraverso simboli minimi ed essenziali, come quelli legati al vestiario e ad un alfabeto intimo, denso, creato dalla relazione tra le donne che condividevano il trascorrere dei giorni nella prigionia. Giorni scanditi da ritmi e da incontri, dalla condivisione di un sistema di comunicazione che passa attraverso il corpo e gli abiti. Quando sei in prigione, non devi avere intorno a te elementi che segnino il passare del tempo, né che esibiscano una forma speciale di relazione. Ci sono veti e proibizioni legati al corpo e ai sentimenti, ma connessi anche a ciò che si indossa. Nel caso del carcere di Punta de Rieles, era ammesso portare vesti colorate, ma non fantasie particolari (come fiori o uccelli), associate ad un “senso di libertà”. E allora un rammendo applicato ad una camicia diviene un simbolo, ma anche un codice che le guardie non possono leggere, o interpretare e che racchiude significati affettivi consentendo un dialogo segreto, nonché la sopravvivenza di un rapporto all’interno del gruppo. Le dodici donne che componevano quella comunità reclusa trovavano il proprio sistema per riprodurre una situazione domestica, che permettesse loro di mantenere un’identità, un’anima e delle emozioni, persino in quel luogo. Introducendo gli abiti donati da Nibia nella rappresentazione di questo paesaggio, l’artista apre il proprio sguardo e quello del pubblico, a una dimensione relazionale fondata su una profonda condivisione e strettamente connessa al contesto sociale, politico ed emozionale che ella attraversa grazie al proprio lavoro.
Ma lavorare in termini di scultura partecipata significa anche contaminare il territorio della scultura e il suo linguaggio. Ciascun tessuto è, infatti, una parola che si unisce alle altre, non per comporre una frase, ma per articolare una narrazione plurale.»

Si prevede la realizzazione di un catalogo con testo critico di Lorenzo Madaro da presentare a mostra conclusa.

Artista plastica paraguaiana, Nélida Mendoza ha sviluppato la propria attività sia in America Latina, che in Europa. Dopo una formazione presso l’Accademia di Belle Arti P. Pueyrredòn di Buenos Aires, si specializza in scultura del marmo presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Laureata in Scienze dello Spettacolo e dei Media presso il DAMS, Facoltà di Lettere di Palermo, ha insegnato presso le Accademie di Belle Arti di Carrara, Palermo, Bologna, Milano ed è attualmente docente di Videoscultura presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. L’attività di N. Mendoza include mostre personali e collettive in Paraguay, Argentina, Italia, Belgio, Stati Uniti e Francia. I suoi lavori fanno parte di collezioni permanenti e sono stati pubblicati su cataloghi e diverse riviste di settore.
Nélida Mendoza ha rappresentato il Paraguay alla Biennale di Venezia, con l’Istituto Italo Latinoamericano – IILA, nelle edizioni del 1991, 1993 e 1995; nel 2016 riceve il Premio Mercosur de Artes Visuales, con una residenza di Artisti nel EAC- Espacio Arte Contemporanea – Montevideo, Uruguay.

On the Contemporary
Piazza Manganelli 16, Catania
+39 338 403 8060, +39 (0)95 2503077, onthecontemporary@gmail.com, www.onthecontemporary.com
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