Pauline Curnier Jardin & Feel Good Cooperative – Fireflies (lucciole)

Pauline Curnier Jardin & Feel Good Cooperative. Fireflies (lucciole)

Pinksummer, Genova

A proposito del suo libro Storia laica delle donne religiose dalle colonne della rivista Jesus, il gesuita Piersandro Varzan consigliò a Ida Magli di rivolgersi a uno psicanalista per risolvere la sua fissazione sul sesso, ma l’antropologa liquidò l’attacco rispondendo su una pagina di La Repubblica con queste parole: “Parlando delle istituzioni della Chiesa si è costretti a parlare di sessualità. Sono loro che hanno fatto distinzioni. Se la Chiesa canonizza le sante, giustamente, come vergini io che ci posso fare?”. Era il 1995. Ida Magli affermava che il linguaggio e l’immaginario sono sessuati e che l’immagine femminile è una costruzione dello sguardo maschile mediato dalla teologia che fornisce lessico e immagini.
L’opera di Pauline Curnier Jardin con l’uso iperbolico della categoria del grottesco tendente all’iper-sessualizzazione pare rimandare all’idea di sacrificio e di martirio, stiamo pensando a Explosion Ma Baby (2016), un film sperimentale costruito editando materiali raccolti dal 2010, a Grotta Profunda Approfundita (2017), incentrato sulla figura di Bernadette Soubirous, presentato alla 57° edizione della Biennale di Venezia curata da Christine Marcel, Fat to Ashes (2019) presentato all’Hamburger Bahnhof per la mostra del Preis der Nationalgalerie, un film che assembla le immagini della festa di Sant’Agata a Catania e del carnevale di Colonia a quelle della macellazione di un maiale. Tale rimando al martirio e al sacrificio è presente in modo sottile anche in Teetotum (2018), il film commissionato a Curnier Jardin da Frieze Film e Channel 4 e Fireflies (Lucciole) (2020), il film realizzato a Roma insieme a Feel Good Cooperative fondata dall’artista, un’architetta e tre sex workers in epoca di pandemia, dopo la residenza a Roma all’Accademia di Francia di Villa Medici dell’artista. Queste opere riconducono in qualche modo al connubio sacro e profano e sacro e potere endemici della cultura occidentale e che le feste e la devozione popolare restituiscono così appropriatamente nell’enfasi dei corpi e dei gesti. Tecnicamente controllate, come lo sono sempre i virtuosismi barocchi, considerando il barocco come categoria universale, le opere di Pauline Curnier Jardin esprimono la forza dell’arcaico che si manifesta nella contemporaneità e sembrano richiedere a chi guarda di andare all’origine della civiltà occidentale e del patriarcato capitalista fondato sul sacrificio e sul martirio imposto a tutto ciò che viene riconosciuto come alterità, che sia donna o natura, popolazione autoctona dei territori colonizzati o forme di diversità di carattere sessuale. Il realismo grottesco colorato di sovrabbondanza paradossale di Curnier Jardin non è un mondo al contrario di matrice catartica come il carnevale bachtiniano, tende piuttosto a tingere iperbolicamente l’inconscio della nostra cultura, per estirparne le radici oscure. Il lavoro di Curnier Jardin con le sue tinte accese pare raccontarci che il mondo umano per diventare ecologico dovrebbe essere queer e completamente anticapitalista e il suo linguaggio dovrebbe lentamente desessualizzarsi per diventare più neutro, pacifico e sostenibile, ma questo richiede una rivolta e intendiamo come una rivolta il film di Pauline Curnier Jardin Q’un sang impur (2019). Ispirato a Un chant d’amour, il corto realizzato nel 1950 di Jean Jenet sull’amore omoerotico, in Qu’un sang impur Curnier Jardin presenta delle anziane signore il cui desiderio sessuale risvegliato da giovani maschi inconsapevoli, si manifesta con un flusso mestruale subitaneo e anomalo, riconducibile per modalità all’eiaculazione maschile, che provoca l’altrettanto subitanea e folgorante morte dei ragazzi sfiorati dallo sguardo impuro delle nonne. D’altra parte, Mary Douglas in Purity and danger: an analysis of concepts of pollution and taboo del 1966 afferma che il marchio di purezza organizza la società su assi di diseguaglianza, definendo impuro tutto ciò che è fuori posto rispetto alla morale condivisa.
Da Pinksummer Pauline Curnier Jardin presenterà il film Fireflies (Lucciole) realizzato nel 2020 durante il primo traumatico periodo pandemico insieme a Feel Good Cooperative. La magia del film di Curnier Jardin rende “le lucciole” creature mitologiche che si muovono nella campagna periferica di Roma, attualizzando, in modo arbitrario ma sensato, quell’articolo sul vuoto di potere e la scomparsa delle lucciole di Pier Paolo Pasolini apparso sul Corriere della Sera nel 1975: “Sia gli intellettuali anche più avanzati e critici, non si sono accorti che le lucciole stavano scomparendo”. Se Pasolini interpretava la reale scomparsa delle lucciole come un chiaro segno del disastro economico, ecologico, urbanistico, antropologico del vuoto di potere, qui si fa anche riferimento al fatto che la pandemia da coronavirus abbia falcidiato il mestiere dei sex workers, riducendo in povertà le circa 100.000 persone che operano nel settore. Seppure il lavoro sessuale non sia esplicitamente vietato dal Codice penale in Italia, il sistema abolizionista rende assai complicato l’esercizio di questo lavoro e i lavoratori sessuali non hanno di fatto alcuna protezione sia di natura economica che sanitaria. Sottrarre la vendita di servizi sessuali dal terreno della morale e della psicologia per inserirla nell’ambito del lavoro con tutti i diritti e i doveri che implica l’agire dentro a un lavoro sarebbe anche questa una forma di ecologia per eliminare marginalizzazione, abuso e sfruttamento.
I disegni presentati in mostra sono realizzati come il film Fireflies (Lucciole) a più mani con Feel Good Cooperative.
Viene da concludere con Pasolini così: “che io, ancorché multinazionale, darei l’intera Montedison per una lucciola”.

Pinksummer
Palazzo Ducale, Piazza Matteotti 28R, Genova
+39 010 254 3762, info@pinksummer.com, www.pinksummer.com
Orari: da martedì a venerdì 15:00 – 19:30. Sabato 15:00 – 19.00
Ingresso gratuito