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Sarenco_Antirape_singing_Maasai_women_2001

Sarenco. La Platea dell’Umanità

CAMeC, La Spezia

A cura di Giosuè Allegrini; con il sostegno di Fondazione Sarenco

Sarenco al CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia nel nome della Poesia Totale. S’intitola “La Platea dell’Umanità” la grande mostra antologica curata da Giosuè Allegrini, che dal 31 marzo 2023 al 14 gennaio 2024 sarà allestita al primo piano del museo.

Promossa dal Comune della Spezia, prodotta dal CAMeC e dalla Fondazione Sarenco, l’esposizione antologica sarà inaugurata venerdì 31 marzo alle ore 18.00.

Fra i più significativi interpreti del secondo Novecento italiano ed internazionale, con presenze a Documenta 5 di Kassel e a varie edizioni della Biennale di Venezia, Sarenco è stato poeta visivo, performer, esploratore, regista, editore, fotografo e organizzatore di eventi culturali internazionali come la Biennale di Malindi, la cui terza e quarta edizione furono curate da Achille Bonito Oliva.

«Sarenco – scrive il curatore Giosuè Allegrini – è stato fra le figure più dotate, attive, imprevedibili ed esplosive della ricerca artistica contemporanea in Italia e non solo. Teoretico della Poesia Totale, l’idea creativa di Sarenco era quella di manifestare il fatto che ai poeti niente potesse essere precluso: la pittura, la scultura, la ceramica, la performance, i concerti, il teatro, il video e il cinema: da qui il concetto, appunto, di Poesia Totale. Ciò che desideriamo proporre, con questa mostra, è il “Sogno di Sarenco sull’Arte”; quella forma poetica anarchica e rivoluzionaria, al contempo pubblica, anticonformista e dissacrante, tramutato in realtà, ed attraverso di essa porre la luce dei riflettori sulla cultura italiana, europea e internazionale del secondo Novecento, in rapporto alla società dei consumi e della comunicazione e più in generale a tutti gli “ismi” condizionanti, a vario titolo, il mondo in cui viviamo».

Il percorso espositivo comprende circa 170 opere rappresentative di un percorso cinquantennale, a loro volta affiancate da immagini e documenti bibliografici e archivistici, rivelativi del particolare periodo storico vissuto (riviste di esoeditoria, manifesti, fotografie, locandine ecc), molti dei quali estremamente rari e alcuni anche inediti.

Un florilegio di opere, dai progetti visual-poetici del 1963, “Traditi”, “Grande Strage”, “Finalmente l’Avanguardia”, governati dalla potenza paroliberista futurista e dagli echi grafici di Mallarmè, transitando per le tele emulsionate, ironiche e rivoluzionarie, come “Il popolo è forte armato vincerà” o “Avanti o popolo alla riscossa”, in cui gli angeli oranti di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni di Padova, si trasformano in coristi del ritornello di Bandiera Rossa. Altro esempio è costituito dal ciclo di lavori in cui Sarenco ironizza sulle nature morte di Morandi, il pittore di Grizzana, sbeffeggiando la loro freschezza e originalità con giochi di parole quali “Più morta che natura”, “Mors tua natura mea”, “Morituri te naturant”. Seguono i collage e gli assemblage degli anni ‘70 e successivi, come “Poetical Licence” e i cicli “Tabù” e “Tempo”; quindi le grandi installazioni, come “I miei poeti”: quattro gigantesche sculture bianche raffiguranti Marinetti, Breton, Tsara e Apollinaire, rappresentative della levatura infinita della poesia, o gli “Autoritratti africani”, ironici e beffardi. Ecco poi comparire, il ciclo di opere legate ai ritratti delle “Poetesse” pellerossa di stirpe sioux, apache, comanche, navajo e in generale di tutti i popoli nativi dell’America, che rimandano al senso assoluto di libertà, di emancipazione da tutti i condizionamenti di ogni epoca e grado. Infine i cicli di opere “Il Poeta è nudo”, “Solo come un poeta” e “Andiamo a scuola” danno palese evidenza di quanto Sarenco abbia caparbiamente rifuggito l’omologazione, nel corso dell’intera esistenza, sempre pronto a testimoniare attraverso l’azione poetica, creatrice e rivoluzionaria, provocatoria e dissacrante, il senso profondo della vita.

Nel corso della mostra, la Fondazione Sarenco pubblicherà un catalogo bilingue italiano / inglese a cura di Giosuè Allegrini con fotoriproduzioni a colori delle opere e dei documenti esposti e saggi critici di vari autori: Giosuè Allegrini, Achille Bonito Oliva, Bernard Heidsieck, Oriano Mabellini, Enrico Mascelloni, oltre all’ultima intervista di Sarenco, rilasciata a Claudia Capelli.

Senza titolo, 1970-2016. Stampa fotografica su legno, 46 pezzi 27,3×20 cm; 29,5×20 cm; 20×27,3 cm. Courtesy l’artista e Fondazione Sarenco

Sarenco, al secolo Isaia Mabellini (Vobarno, 1945 – Salò, 2017). Poeta visivo, performer, esploratore, regista, editore, fotografo, organizzatore: è stato fra le figure più dotate, attive, imprevedibili ed esplosive della ricerca artistica contemporanea in Italia e nel mondo. Frequenta il Liceo Classico “Arnaldo” di Brescia e studia Filosofia alla Statale di Milano. Nel 1961 inizia a scrivere le sue prime poesie lineari. A partire dal 1963 inizia ad occuparsi di ricerche poetico-visive stringendo i primi contatti con gli artisti del “Gruppo 70”, nel quale entrerà ufficialmente l’anno successivo. Il suo contributo al movimento si contraddistingue per il tono graffiante e caustico con cui elabora testi epigrammatici che associa ad immagini di provenienza varia dal mondo della comunicazione a quello dell’arte. Servendosi delle tecniche del collage, dell’assemblage o della tela emulsionata ottiene opere di forte impatto, che utilizza come strumento di lotta politica e culturale. Nel 1965 comincia la sua attività espositiva, avendo al suo attivo oltre 50 mostre personali e circa 1000 esposizioni collettive. Svolge un’intensa attività editoriale e organizzativa. Fonda riviste fra cui “Amodulo” nel 1968 e “Lotta poetica” nel 1971 e case editrici quali Edizioni Amodulo nel 1969, SAR.MIC nel 1972 e Factotum Art nel 1977. Fonda gruppi come il Gruppo Internazionale di Poesia Visiva (o Gruppo dei Nove) e i Logomotives. Dal 1982 Sarenco intraprende numerosi viaggi fra Asia e Africa, immettendo energie nuove nelle sue creazioni cariche di ironia. Da questo momento il continente africano diventa protagonista all’interno della sua produzione artistica. è stato organizzatore di quattro edizioni della Biennale Internazionale d’Arte di Malindi, in Kenya (2006-2008-2010-2012). Scrive il suo primo soggetto cinematografico nel 1968, che poi girerà nel 1984 con il titolo “Collage”. L’anno successivo viene invitato a presentare la pellicola al Festival del Cinema di Venezia. Seguiranno molti altri lungometraggi. Ha pubblicato oltre quaranta libri e realizzato quindici film. È stato regolarmente presente nelle più importanti rassegne d’arte internazionali, fra cui quattro edizioni della Biennale di Venezia (1972, 1986, 2001 – curatore Harald Szeemann, con Sala Personale – e 2011), Documenta Kassel (1972), la Biennale di Siviglia (2004, insieme a Cattelan), Stedelijk Museum di Amsterdam (1970), Centre Pompidou di Parigi (1989-1994), Museum of Modern Art di New York (1986), MART di Rovereto (2007-2013-2015), Museo del Novecento di Milano (2013). Nel 2018 alcune sue opere sono state esposte al CAMeC della Spezia nell’ambito della mostra “Poetry and Pottery. Un’inedita avventura fra ceramica e Poesia Visiva”, a cura di Giosuè Allegrini e Marzia Ratti.

CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia
Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia
+39 0187 727530, camec@comune.sp.it, camec.museilaspezia.it
Orari: da martedì a domenica dalle 11.00 alle 18.00
Biglietti: intero euro 5, ridotto euro 4, ridotto speciale euro 3,50

Ufficio stampa: CSArt – Comunicazione per l’Arte
Copertina: Antirape singing Maasai women, 2001. Legno, acrilico. Installazione, dimensioni variabili. Courtesy l’artista e Fondazione Sarenco