Silvia Giambrone. Fighting Words

Silvia Giambrone. Fighting Words

Prometeo Gallery Ida Pisani, Milano

Testo di Paola Ugolini

Martedì 22 Marzo 2022 (dalle ore 18.00 alle ore 21.00), Prometeo Gallery Ida Pisani – via Ventura 6, Milano, inaugura la mostra personale di Silvia Giambrone Fighting Words, con un testo di Paola Ugolini.

Con la prima personale negli spazi milanesi della galleria, il 22 marzo 2022, Prometeo Gallery Ida Pisani  avvia una collaborazione con Silvia Giambrone (Agrigento, 1981).

Già nel titolo, la mostra dichiara il suo carattere combattivo e resiliente: Fighting Words. Silvia Giambrone è infatti un’artista e una militante femminista, che con il suo lavoro esplora il campo minato dell’abuso e della violenza domestica. Utilizzando diversi mezzi espressivi, fra cui il video, la performance, la fotografia, il ricamo e la scultura, Giambrone indaga l’assuefazione alla violenza intesa come distorsione di un rituale familiare apparentemente immutabile, «qualcosa di così interno al tessuto della vita da non essere più riconosciuto come tale», scrive Paola Ugolini nel suo testo critico. Proprio il tessuto, quello soffice, caldo e rassicurante di alcune copertine da culla, dai colori tenui, è stato scelto dall’artista come materiale privilegiato per alcune delle opere in mostra. «Le Security Blankets –scrive Paola Ugolini– sono eleganti copertine da culla di cotone rosa, decorate con i personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma ricamate con frasi tratte da un manuale di sopravvivenza in cui vengono insegnate tecniche per riuscire a fermare un’aggressione sessuale. I ricami delle istruzioni per combattere/sopravvivere violano l’innocenza della nursery e portano avanti un’operazione concettuale di brutale smascheramento del tabù che confina la violenza sessuale nel silenzio; in tal modo, tale smascheramento si tramuta anche in monito per le generazioni future».

A partire da quello che Natalia Ginzburg definirebbe un Lessico familiare, con disparità  qui più marcate tra i membri del nucleo domestico, Giambrone rompe il tabù che spesso aleggia sulla violenza tra le mura di casa. Le sue opere svelano i meccanismi intrinseci a tali soprusi, fondati su una grammatica affettiva e relazionale che la società attuale dà per assodati, a cui si è assuefatti al punto da non riuscire più a riconoscere come soverchianti il patriarcato, gli squilibri di potere, fino all’accettazione della malvagità.

In mostra anche il video TRAUM, che si pone, secondo Ugolini, «dal punto di vista di chi è sopravvissuto all’abuso, di chi è stato nella posizione della vittima e si trova a rivivere l’esperienza tramite il racconto». Nel video infatti Silvia Giambrone legge, in maniera distaccata e con voce monocorde, una lista di punti elencati su un sottile foglio di ceramica. Dopo una pausa, il foglio viene lasciato cadere sul pavimento, rompendosi, con il suono inconfondibile di un materiale fragile che si frantuma, registrando la “realtà” del trauma, e, attraverso la natura performativa dell’opera, trasformandolo in un evento collettivo allo stesso tempo doloroso e liberatorio, che non può essere negato.

In mostra, oltre a opere installative e Lightbox, anche un piccolo manufatto che fa da contrappunto concettuale agli altri lavori. Si tratta di una carta da divinazione su cui è raffigurata una rosa: secondo l’antica tradizione di segretezza del Sub Rosa Tacita Dicta (espressione estrapolata dalla frase latina sub rosa dicta velata est, ovvero “sotto la rosa ciò che si dice non si può rivelare”) questo fiore testimonia il lato positivo e luminoso del silenzio. Nell’antichità la rosa era il fiore dedicato al dio egizio Horus, rinominato dai romani Arpocrate, divinità della segretezza e del silenzio, custode dei segreti. Quando pertanto veniva posta una rosa su un tavolo, i presenti erano obbligati a non divulgare quanto era stato detto o ascoltato. Da allora, l’espressione sub rosa indica qualcosa che viene detto o fatto in segreto, in via confidenziale. «La sacralità del silenzio –chiosa Ugolini– viene quindi legata concettualmente da Silvia Giambrone a quel nucleo di resilienza che ognuno ha all’interno di sé, quel nocciolo duro che non può essere intaccato da agenti esterni e che permette all’umanità di andare avanti nonostante l’orrore».

Silvia Giambrone, Agrigento (1981); vive e lavora tra Roma e Londra. Lavora con performance, installazione, scultura, video, suono. La sua ricerca è incentrata sulle forme sotterranee di assoggettamento. Negli ultimi quattro anni vince numerosi premi e partecipa a numerose conferenze e residenze in Europa e Stati Uniti. E’ ambasciatore per Kaunas città europea della cultura 2022. Vince il Premio VAF 2019. Alcune tra le sue mostre più significative includono: Pandora’s Boxes, CCCB Museum, Madrid (2009); Eurasia, Mart, Rovereto (2009); Moscow Biennale: Qui vive? (2010); Flyers, Oncena Biennal de la Havana (2012); Re-Generation, Museo Macro, Roma (2012); Mediterranea 16 (2013); Let it go, American Academy in Rome (2013); Critica in arte, Museo MAR, Ravenna (2014); Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo, Museo MAG, Riva del Garda (2014); A terrible love of war, Kaunas Bienale, Lituania (2015); Every passion borders on the chaotic, Museo Villa Croce, Genova (2016); W Women in Italian Design, Triennale Design Museum, Milano (2016); Archeologia domestica Vol. I, IIC, Colonia (2016); Time is out of Joint, La Galleria Nazionale, Roma (2017); Corpo a corpo, La Galleria Nazionale, Roma (2017); Terra mediterranea: in action, NiMAC, Cyprus (2017); Il corpo è un indumento fragile, Museo del 900, Florence (2018); Young Italians 1968 – 2018, Italian Institute of Culture, New York City (2018); SHE DEVIL Remix, Museo Pecci, Prato (2018); Wall-eyes. Looking at Italy and Africa, Keynes Art Mile, Johannesburg (2019); Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione, Galleria d’Arte Moderna, Rome (2019); VII Premio Fondazione VAF, Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (2019); VII Premio Fondazione VAF, Stadtgalerie Kiel, Germania (2019); Italia. I racconti (in)visibli, Gyumri, Armenia, Styles Regional Gallery (2019); Feminism in Italian contemporary art, Richard Saltoun Gallery, London (2019); Sovvertimenti, Museo Novecento, Firenze (2019); ; Nobody’s room. Anzi, parla, Museo del Novecento, Milano (2020); Io dico io, La Galleria Nazionale, Roma (2021); Galleria delle Ombre, commissionato da Mariagrazia Chiuri per Dior show FW2021, Reggia di Versailles (2021); Reclaiming and Making: Art, Desire, Violence, Museum Of Sex, New York (2021); Mascarilla 19 – Codes of domestic violence, LOOP Festival, Fundació Antoni Tàpies, Barcelona, Spagna (2021); Orizzonti del Corpo, Palazzo da Mosto, a cura di Marina Dacci, Reggio Emilia, Italy (2021); Reclaiming and Making: Art, Desire, Violence, Museum Of Sex, a cura di Emily Shoyer, New York, NY (2022). Lavora con Richard Saltoun Gallery a Londra, Stefania Miscetti Studio a Roma, Prometeo Gallery a Milano.

Prometeo Gallery Ida Pisani
Via Privata G. Ventura 6, Milano
02 83538236, info@prometeogallery.com, www.prometeogallery.com
Orari: lunedì – venerdì 11.00 – 13.00 e 14.00 – 19.00. Sabato 16.00 – 20.00
Ingresso gratuito