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Bandit queen. Discorso per Phoolan Devi, 2001-2022

Silvia Morin. Bandit queen. Discorso per Phoolan Devi, 2001-2022

MAO Museo d'Arte Orientale, Torino

Il t-space X MAOspin off dell’omonimo spazio milanese fondato e gestito da Giulia Spreafico e Wu Rui, porta in Museo una serie di progetti di artisti contemporanei, invitati a confrontarsi con le opere delle collezioni permanenti per svelarne nuovi significati e aprire inedite possibilità di dialogo fra passato e presente.
Inaugurato lo scorso ottobre con la performance e l’installazione Il fervore di Warshadfilm, dal 16 dicembre il t-space sarà dedicato a Bandit queen. Discorso per Phoolan Devi, 2001-2022opera inedita dell’artista Silvia Morin.

Il lavoro indaga la figura di Phoolan Devi (Gurha Ka Purwa, 1963–Nuova Delhi, 2001), una donna la cui vita è stata caratterizzata da una serie tragica di eventi che la vedono prima sposa bambina, poi bandita, fino a divenire rappresentante del Parlamento e infine morire assassinata nel 2001 a soli 37 anni.
L’opera prende vita a partire dallo studio delle fonti storiche e del libro autobiografico Phoolan Devi, Le mie cento vite e viene restituito attraverso un’immagine fotografica e un discorso che mischia il dato reale a flussi di coscienza. L’artista si identifica nella figura di Phoolan Devi attraverso l’immagine fotografica e porta in scena una “terza donna”, esterna alla storia, che apre la mostra con un discorso pronunciato dal vivo.

Silvia Morin fa del proprio corpo il medium attraverso il quale rimettere in scena biografie di donne, interrotte tragicamente dalla violenza maschile. Le fotografie “medianiche” di Morin sono il risultato finale di un processo d’identificazione empatica con i soggetti di cui indaga le storie, che passa per una fase performativa in cui gli abiti rivestono una funzione particolare. L’artista non utilizza vestiti di scena, ma attinge dal proprio quotidiano: piuttosto che costruire un travestimento cosmetico, Morin realizza nell’immagine una coincidenza paradossale tra la propria vita e quella delle donne, attivando una sorta di cortocircuito temporale ed emotivo. Né veri autoritratti, né semplici ritratti, le donne di Morin sono personaggi ulteriori, futuri, mai realizzati, che sembrano tornare per necessità, per affermare una pacificazione.

Come per il primo appuntamento di t-space, durante l’inaugurazione i partecipanti potranno servirsi una tazza di tè giallo, specialità della Cina ancora tradizionale tipico della provincia di Hunan e delle montagne del Guangdong. La qualità proposta da Claudia Carità, selezionatrice di tè per The Tea Torino, è a foglia allungata, multicolore con sfumature bronzee. In tazza il gusto è delicato con leggere note vegetali e di frutta esotica simili alla papaia.

Silvia Morin (Corato, 1988) vive e lavora a Milano. Il suo lavoro è stato esposto tra gli altri a Casa Flash Art a Milano nel 2021, nel 2019 all’interno di VIR Viafarini, Milano, nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Corato e alla Pinacoteca di Arte Contemporanea a Ruvo di Puglia. Si è diplomata nel 2017 al Biennio Specialistico di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 2013 in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bari. Frequenta nel 2020 il modulo Arti all’interno del master di Studi e Politiche di Genere dell’Università degli Studi Roma Tre.

MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico 11, Torino
011 5211788, ftm@arteintorino.com, www.maotorino.it
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18
Ingresso gratuito