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The Line of Sight

RITA URSO, Milano

Thordis Adalsteinsdottir, Emanuele Becheri, Adrian Paci, Renata Poljak, Giada Giulia Pucci, Moira Ricci, Jelena Tomašević e ZAPRUDER Filmmakersgroup

RITA URSO è lieta di presentare la mostra The Line of Sight, che ripropone una selezione di opere già esposte in galleria nel corso della sua attività dal 2001, riunendole attorno a quel tema affascinante e misterioso che è lo sguardo. È lo sguardo ad “esporre” il soggetto in pittura e a presentarlo ai nostri occhi, disvelando l’invisibile. Le sue implicazioni rimandano non solo alla relazione tra l’opera d’arte e lo spettatore, tra ciò che viene guardato e chi guarda, ma anche al processo creativo in quanto tale e al farsi dell’opera d’arte. Nello spazio espositivo gli sguardi delle opere sprofondano nei nostri occhi e rimangono sempre attuali nel continuum della relazione visiva, da qui il titolo della mostra. Lo spettatore si ritrova ad essere idealmente avvolto e osservato, quasi scrutato. Il meccanismo che viene a delinearsi è uno scambio reciproco, una dinamica che si sviluppa su diversi livelli temporali e fornisce un dispositivo per riflettere sul mondo contemporaneo e sull’arte stessa.

Così nell’opera Gauguin (2010) dell’artista Thordis Adalsteinsdottir, gli occhi spalancati della figura si aprono sui nostri. La dimensione temporale interpellata è quella onirica che stimola un profondo stato di malinconia e di instabilità del sé. Gauguin è imprigionato su di una superficie piana, in assenza di prospettiva perché coperta abbondantemente da un colore vivace. Nel contempo le armoniose fantasie floreali, in cui il corpo sembra essere immerso, indicano una dimensione redentrice, e quindi una possibilità di felicità e rinascita.

Anche l’immagine fotografica di Renata Poljak Alice Or Where I Am Not Afraid (2002), rimanda alla fantasia onirica: l’artista si autorappresenta ad occhi chiusi, forse dormiente, distesa su un campo di papaveri rossi. Qui si compenetrano uno stato di incertezza e disorientamento di fronte alla realtà della società croata e del comunismo, con una presa di consapevolezza mista al desiderio di andare oltre.

Il presente regna immobile nell’opera Life Interest (2008) di Jelena Tomašević. Il tempo appare sospeso nello sguardo di una donna oppressa contro una grande vetrata, a rappresentare l’impossibilità di realizzare sé stessa in un mondo in cui prevalgono stereotipi, una realtà in bianco e nero priva di ogni elemento emozionale. Il medium pittorico sembra irrompere in una scena di vita quotidiana dove fanno capolino ribaltamenti di luoghi di affezione in prigioni mentali, difficoltà e malesseri psichici, piccole e grandi violenze che turbano il sereno clima domestico.

Nell’opera 20.12.53-10.08.04 (gemellini) (2005/2006) Moira Ricci intreccia il presente con il passato. L’artista si insinua in vecchie fotografie della madre per imprimere in modo indelebile la sua presenza anche in un tempo che non è stato condiviso. I suoi occhi la osservano, indagatori ma affettuosi. Con uno sguardo coraggiosamente disponibile a mettere in gioco la propria emotività, genera un effetto specchio in chi guarda il suo lavoro: è un atto di amore verso la madre, una forma di elaborazione della perdita, che trae però ulteriore forza nella rimessa in questione radicale delle relazioni tra chi guarda e l’oggetto dello sguardo.

Le coppie sorridenti, conformi al cliché della “famiglia felice”, che Adrian Paci immortala pittoricamente in Icons (2001), sembrano non guardare direttamente lo spettatore. I loro occhi, impostati, sono diretti probabilmente verso l’obiettivo di una macchina fotografica. Quei visi hanno già perduto la loro identità individuale e quello che conta è la nuova identità di coppia, che il fotografo cerca di fissare. Con estrema essenzialità l’artista dirige l’attenzione sul potere collettivo esercitato dallo sguardo altrui, esprimendo dunque un comportamento ambiguo, che dapprima seduce lo spettatore per farlo accedere ad una sorta di album privato dei ricordi e poi gli impedisce di penetrarvi davvero, ponendogli di fronte lo schermo di un modello ideale.

Il presente è anche connesso allo sguardo di Emanuele Becheri che, potentemente diretto a chi guarda, sembra rivelare la dimensione dell’attimo in cui nasce l’opera. I disegni di Va, pensiero… (2013) diventano la condizione in cui è possibile esperire e definire il proprio mondo. L’artista si autoritrae in modi bizzarri, sperimentando differenti travestimenti, mutilato, aiutato da bastoni che servono a mantenere il suo fragile equilibro in un mondo capovolto, e mettendo a nudo la propria condizione di marionetta irriverente che ride di sé stessa e del proprio pubblico, ad esibire l’infinita possibilità di metamorfosi dell’autore.

Lo sguardo enigmatico ed inquietante, presentato da ZAPRUDER Filmmakersgroup nel dittico Cordiale. Studio sulla visione binoculare. Ritratto di dama B e G (2017), mette in atto una riflessione interna alla loro pratica artistica-cinematografica, sulle conseguenze di una concezione stratigrafica del tempo, fatto molto spesso di sovrapposizioni piuttosto che di scorrimento. Lo sguardo strabico, laterale, da un lato frammenta la visione divaricandola in due punti di vista, dall’altro le sottrae quella riunione prospettica che permette una dimensione in profondità, tipica del cinema in 3D.

Giada Giulia Pucci con Umano. Vestizioni al suk di Torino, 4/10/20 (2020) rappresenta, infine, uno sguardo senza tempo, assoluto, primitivo. Testimone della memoria del passato ma anche documentazione del futuro. Gli scarti trovati per strada con i quali si veste e si protegge divengono simboli dell’umanità, il suo sguardo si assimila a quello di tutti i popoli di tutti i tempi e registra tutti i mondi esistenti. Si tratta di uno strumento per la sopravvivenza perché, astratto dal contesto, analizza la realtà e si protende oltre, verso il nulla, ovvero verso la fine del mondo.

Gli occhi delle opere presentate in mostra si riflettono nei nostri ed introducono ad una pluralità di orizzonti temporali e di mondi possibili. La reciprocità intrinseca all’atto del vedere costituisce non solo un invito a conoscere e a prendere consapevolezza della realtà che ci circonda ma anche a resistere alle difficoltà dei momenti più bui, come quelli che stiamo vivendo, anche grazie al supporto che quegli sguardi attorno a noi sanno darci.

Moira Ricci, 20.12.53-10.08.04 (gemellini), 2005-2006, lambda print, 42×42 cm, ed. 1 of 5, detail

RITA URSO is pleased to openthe exhibition The Line of Sight, which presents a selection of works already shown in the gallery since 2001, gathering them around the fascinating and mysterious theme of gaze. It is the glance that “exposes” the subject in painting and presents it to our eyes, revealing the invisible. Its implications refer not only to the relationship between the artwork and the observer, between what is looked at and who is looking at it, but also to the creative process itself and the making of work of art. In the exhibition space all gazes of the works sink into our eyes and always remain relevant in a continuum of visual relationships, hence the title of the exhibition. The viewer finds himself ideally enveloped and observed, almost scrutinized. The mechanism that emerges is a mutual exchange, a dynamic that runs on different temporal levels and provides a device for reflecting on the contemporary world and art itself.

Thus, in Gauguin (2010) of the artist Thordis Adalsteinsdottir, the figure’s wide-open eyes open onto ours. The temporal dimension called into question is the dreamlike one that stimulates a deep state of melancholy and instability of the self. Gauguin is imprisoned on a flat surface, in absence of perspective, because it is abundantly covered with bright paint. At the same time the harmonious flower patterns, in which the body seems to be immersed, indicate a redeeming dimension, and therefore a possibility of happiness and rebirth.

The photographic image of Renata Poljak Alice Or Where I Am Not Afraid (2002) also refers to a dreamlike fantasy: the artist is self-represented with closed eyes, perhaps asleep, lying on a field of red poppies. Here, a state of uncertainty and disorientation in front of the reality of Croatian society and communism are merged, with an awareness mixed with the desire to go further.

The present prevails motionlessly in Life Interest (2008) by Jelena Tomašević. The time appears suspended in the gaze of a woman oppressed against a large window, representing the impossibility of realizing herself in a world where stereotypes prevail, a black and white reality deprived of any emotional element. The painting seems to burst into aneveryday life scene where places of affection overturn in mental prisons, difficulties and psychic disquiets, small and big violence that upset daily serenity of domestic menage.

In 20.12.53-10.08.04 (gemellini) (2005/2006) Moira Ricci weaves present and past. She intrudes into old photographs of her mother to indelibly imprint her presence even in a time that has not been shared. The artist’s eyes observe her, inquisitive but affectionate. With a brave look willing to put into play her own emotionality, she generates a mirror effect in the viewer of her work: it is an act of love towards her mother, a form of elaboration of loss, which however takes further strength from the radical questioning of the relationships between the viewer and the object of the gaze.

The smiling couples, taken according to a “happy family” cliché, which Adrian Paci pictorially immortalizes in Icons (2001), seem not to look directly at the viewer. Their eyes, set, are probably directed towards the lens of a camera. Those faces have already lost their individual identity and what counts to them is the new identity of the couple, which the photographer tries to fix. With simplicity, the artist is addressing the collective power that social gaze has, expressing an ambiguous attitude that first seduces the spectator to enter a sort of private album of memories and then prevents him from penetrating it through placing an ideal model in front of him.

The present is also connected to the Emanuele Becheri‘s gaze that, powerfully directed to the viewer, seems to reveal the dimension of the genesis of his work. Drawings Va, pensiero… (2013) become the condition in which the figures can accomplish and define their world. The artist self-portraits himself in bizarre ways, experimenting with different disguises, mutilated, helped by sticks that serve to maintain his fragile balance in an upturned world, and laying bare his own condition as an irreverent marionette that laugh at themselves and at their audience, to show the artist’s infinite potential for metamorphosis.

The enigmatic and disquieting gaze, presented by ZAPRUDER Filmmakersgroup in Cordiale. Studio sulla visione binoculare. Ritratto di dama B e G (2017), provides a reflection internal to their artistic and cinematographic practice, on the consequences of a stratigraphic conception of time, often made of overlaps rather than scrolling. The cross-eyed, lateral gaze, on the one hand, fragments the vision by dividing it into two points of view, on the other, subtracts from it the perspective encounter that allows a deep dimension, typical of 3D cinema.

Giada Giulia Pucci with Umano. Vestizioni al suk di Torino, 4/10/20 (2020) represents, finally, a timeless, absolute, primitive look. A witness to the memory of the past but also a documentation of the future. The scraps found in the street with which she dresses and protects herself become symbols of humanity, her gaze is similar to that of all peoples of all times and records all the existing worlds. It is an instrument for survival because, abstracted from the context, it analyses reality and extends beyond it, towards nothingness, towards the end of the world.

The eyes of works on show are reflected in ours and introduce a plurality of possible timelines and worlds. The reciprocity intrinsic to the act of seeing therefore constitutes not only an encouragement to know and to become aware of the reality that surrounds us, but also to resist the difficulties of dark moments, such as we are experiencing, also thanks to the support that those gazes around us can provide.

RITA URSO Artopia Gallery
via Lazzaro Papi 2, Milano
+39 02 5460582, artopiagallery.net, info@artopiagallery.net
Orari: lunedì – venerdì 15 – 19
Ingresso gratuito

Immagine di copertina: ZAPRUDER Filmmakersgroup, Cordiale. Studio sulla visione binoculare. Ritratto di dama G, 2017, photographic print, 60 x 53 cm